Fiabe dell’albero, del serpente e del cervo

Fiabe del cuore

Quest’estate ho avuto la fortuna di fare numerosi incontri con meravigliosi animali selvatici montani che mi hanno riempito il cuore di gioia, mi hanno emozionato e commosso fino al midollo.

Ho incontrato marmotte in grande quantità, una volpe, due scoiattoli bruni, un cerbiatto e un gruppo di quattro cervi di varie età che mi hanno guardato dritto dritto negli occhi.

Non ho una foto da condividere di queste creature perché questi incontri avvengono sempre quando meno te lo aspetti.

E poi, del resto, mi piace viverli fino in fondo, senza perdere neanche un secondo solo per assecondare il desiderio di immortalare il momento: le foto migliori sono quelle che non abbiamo scattato e che rimangono impresse solo nel nostro cuore.

Vi lascio dunque solo una foto del bosco nei pressi del quale vivono queste creature, a 2000 metri di altitudine, scattata nei pressi della camminata del monte Rotta vicino a Sestriere.

 


 

C’era una volta in un luogo lontano, ma non troppo, in un tempo passato, ma non troppo, una bambina dai capelli rossi che viveva con la sua mamma e il suo papà in un bellissimo villaggio.

La bambina, il cui nome era Edera, aveva delle amiche del cuore sorridenti e gioiose come lei, con cui amava giocare tra e con gli alberi.

Passando il tempo insieme avevano capito che ciascuna di loro aveva una particolare connessione con un tipo di albero: quello di Edera, per esempio, era il salice piangente.  Adorava rifugiarsi sotto i suoi rami spioventi, lí si sentiva protetta e sicura, amava ballare con le foglie alzando le braccia in alto, quasi a voler toccare il groviglio di rami sulla sua testa e si sentiva libera felice e in connessione con il tutto.

Presto le bimbe si accorsero che quando il loro cuore era connesso al loro albero speciale nell’aria si espandeva una luce colorata.

Edera ed il salice piangente emanavano luce violacea ed Edera in quei momenti aveva l’impressione di sentire dentro di lei il salice, i suoi sensi acutizzavano tanto che poteva sentire l’aria spostata dal battito di ali delle farfalle e delle libellule, sulla sua pelle percepiva lo zampettare delle formiche che risalivano le radici e attraverso le sue orecchie le pareva di poter udire il suono prodotto dal filo d’erba quando l’uccellino sul ramo lo appoggiava nel tentativo di costruire un nido.

Quando condivideva tutto questo con le sue amiche Paola e Cinzia anche loro parlavano di esperienze simili e così tutto veniva trasformato in un gioco, dove ogni bambina e il suo albero condividevano un potere magico in grado di aiutare gli animali del bosco e trasformare l’oscurità in luce.

Un giorno però i genitori di Edera le comunicarono che avrebbero dovuto andare a vivere nel villaggio di un’altra contea.

Con grande dolore Edera saluto’ le sue amiche e il suo salice piangente, promettendo di portarli con se` nel cuore in qualunque luogo si sarebbe recata, per non dimenticarsi mai di loro.

Questa separazione rese Edera triste, ma aveva la speranza di incontrare nuovi alberi e nuovi amici e si sentiva riconfortata dalla presenza della sua mamma e del suo papà.

Purtroppo non andò così.

Il nuovo villaggio era molto oscuro, i nuovi compagni di scuola apparivano rabbuiati e arrabbiati ed Edera non capiva il motivo.

Si sentiva molto sola e sembrava che lì le cose che per lei erano importanti risultassero sciocche e ridicole agli occhi delle persone di questo villaggio.

Anche la sua mamma e il suo papà non sembravano felici, anzi, l’oscurità sembro’ spegnere la luce nei loro cuori e oltre ad essere tristi iniziarono a dire e a fare cose che Edera non capiva e che la confondevano.

Fu cosí che si dimenticò di cercare gli alberi e poco a poco si dimenticó degli animaletti che avevano per anni popolato le sue giornate.

Era arrivato il buio e ci rimase per tanto tempo.

Dopo un po´ di tempo Edera conobbe una bambina di nome Stella, anche lei molto triste, ma con il cuore generoso e desideroso di incontrare altri cuori. Di lí a poco si avvicinarono a lei un’altra amica, poi un’altra ancora e cosí si ritrovó con nuovi amici.

Intanto gli anni passavano e la bambina era diventata una giovane donna.

Edera sentiva che spesso provava gioia per ciò che le succedeva, tuttavia era terrorizzata che potesse sopraggiungere il buio, che ormai conosceva bene, oscurando la sua vitalità e portando l’ombra ad abitare nel suo cuore.

Un giorno incontró un uomo e una donna molto speciali: le suggerirono di spostare l’attenzione sulla sua luminosita’ invece che sull’oscurità e le presentarono altre donne in cammino alla ricerca della luminosità dell’anima.

Edera era così felice di aver incontrato altre compagne di viaggio alla ricerca della luminosità!

Una di queste le suggerì di intraprendere un cammino verso la cima della montagna sacra, fu gentile e la accompagnó fino all’inizio del sentiero, la abbraccio, le auguro’ buona fortuna e la lasciò al suo viaggio.

Edera si incamminò lungo il sentiero e iniziò a salire e a salire, fino a che, ad un certo punto, il sentiero spari’ sotto una parete di grandi massi.

In quel momento Edera dubito’ sull’esito della sua missione: non sapeva da che parte andare e aveva paura di perdersi e si sentì sola.

Si sedette su un masso e, mentre stava pensando di tornarsene a casa, scorse qualcosa che si muoveva tra i massi: era un serpente lo con squame color petrolio e la testa rossa.

Il serpente si fermò davanti a lei, tirò fuori la lingua e la guardò negli occhi.

Edera non aveva mai visto un serpente così da vicino e si sorprese nel non provare paura; senza pensarci troppo si alzò e lo segui’, trovandosi a scalare grandi massi.

In men che non si dica si trovò oltre la discesa (o salita, secondo il punto di vista) di massi: il serpente girò la testa ancora una volta per guardarla e spari’ tra l’erba alta. Edera aveva il fiatone e anche molto caldo, quindi si sedette per riposare.

A un certo punto sentì un rumore provenire da un cespuglio: si voltó a guardarlo e vide due occhi scuri scrutarla sotto due meravigliose corna. Si trattava di un cervo bellissimo!

Dopo lunghissimi attimi persi l’uno nello sguardo dell’altro Edera ebbe l’impressione che il cervo le dicesse “Seguimi!”

E fu così che lo segui fino in cima alla montagna sacra. Una volta arrivata in alto, con gli occhi e con il cuore ringrazió il cervo e lui fece altrettanto.

Quando si trovò nuovamente da sola sentì chiamare il suo nome: si trovò davanti a un’anziana signora con una voluminosa capigliatura di capelli grigi e bianchi un po’ crespi, gli occhi scuri e vivaci, le labbra sorridenti.

Edera si abbandonò in quello sguardo: il suo cuore si riempì di affetto e gioia e subito si accorse che il volto della donna cambiava di continuo, mostrando ora una bambina, ora un’adolescente, poi una giovane donna, poi di nuovo di una donna anziana.

Il suo volto assumeva le sembianze di una donna asiatica, poi mulatta o con la pelle color dell’ebano. Edera sentì che erano i volti delle sue antenate, delle antenate di tutti le donne e di tutti gli uomini. La donna allungo’ le mani verso Edera porgendole un oggetto che emanava una luce violacea.

Edera accolse a sua volta l’oggetto nelle sue mani: sembrava un cristallo, che le ricordava il salice piangente, gli alberi dell’amore e d’improvviso si sentí invasa dalla stessa gioia che provava nei suoi giochi da bambina.

Fu cosí che comprese che nonostante avesse incontrato e sentito dentro di sé l’oscurità, la luce era sempre stata lí, non si era mai spenta.

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