Ajahn Sucitto
Nirvana unplugged, scollegato

Noi tendiamo a sistemare ed organizzare il samskara, cioè le nostre attitudini, le nostre attività mentali e psicologiche, le emozioni, le determinazioni, ciò a cui aspiriamo. Il samskara, è l’attivatore e anche le abitudini che attiva, quindi non solo quello che facciamo, ma anche come lo facciamo: la nostra impazienza, la nostra impulsività, la nostra mancanza di convinzione, la nostra distrazione, il modo in cui ci disperdiamo in tante cose.

Samskara: le forze dinamiche che spingono, la spinta dietro le cose, che siano esse irregolari, sparse, intense o tremolanti.

Quindi il senso dell’impegnarsi, del semplificare nella meditazione, è una sorta di postura di base, un mudra, non solo fisico ma anche psicologico e mentale. Proprio come: quando ti siedi, ti siedi, quando cammini, cammini; questo è quello che fai con il tuo corpo e con la mente. Ti impegni.

Questo semplifica le cose, stai prendendo un impegno ragionevole, nel quale puoi avere un po’ di fede e di fiducia. Non si tratta di credere, non si tratta di farsi il lavaggio del cervello. Ci si impegna ad essere svegli, a fare chiarezza, a conoscere, a comprendere, a lasciar andare.

Fai quello che hai bisogno di fare, smetti di fare quello che di cui non hai bisogno.

Forse proprio questo è un motto utile su cui meditare: quando ti siedi, fa quello che ti serve e fallo pienamente, quello di cui non hai bisogno, non farlo.

Quando non è più necessario fare qualcosa, bisogna usare ovviamente un po’ di delicatezza perché la nostra mente sembra irrimediabilmente trascinata in molte delle cose di cui non abbiamo bisogno o che non vogliamo fare, attraverso macchinazioni, manipolazioni, dubbi, rimpianti, ambizioni, ideologie, credenze,…

E ora dove va tutto questo? Qual è la sensazione? Com’è per te sederti con questo, con la mente agitata, dispersa, vacillante e fastidiosa? Concentrati semplicemente sull’essere nel corpo, inspirando ed espirando, semplicemente essere nel corpo, con l’unico scopo di unificarti.

Quando noi facciamo questo per una settimana, o per un’ora, un giorno, abbiamo lasensazione… che sì, è stato positivo, è stata una lotta ma è stato buono, sono contento di averlo fatto, la mente non voleva farlo e ha portato qualunque tipo di scusa per dirmi che non ne avevo bisogno, che non avrei dovuto farlo, che era un’inutile perdita di tempo.

Ma l’hai fatto e alla fine della giornata pensi, senti che è stato buono, perché c’è un senso di rafforzamento e di approfondimento, e sei meno catturato dai pensieri, dalle psicologie della mente, della persone, da quei pensieri e da quelle psicologie che diventano le persone.

Quindi prendiamoci il nostro tempo, no? Ma possiamo farlo per un giorno, o per una settimana, comunque… Prova a sentire se ottieni dei risultati, controlla tu stesso… la chiarezza e la semplicità fanno sentire bene, fanno bene, è una sensazione piacevole, tranquilla ma rinvigorente, si prova una sensazione piacevole e calmante. La diminuzione dell’attività mentale fa sentire bene.

Questa è la sensazione che sorge da un’intenzione abile, non è una sensazione che sorge nel corpo anche se effettivamente a tempo debito, con il passare del tempo anche il corpo inizia a sentirsi bene grazie a questo.

Ti concentri sull’intenzionalità, respiri e catturi la qualità di ciò che inizia ad infiltrarsi nel tuo corpo, e il corpo comincia a diventare vivace, luminoso ed energeticamente limpido. Non succederà se la mente pensa: beh forse…ma poi vedrai che di nuovo… in quel caso tutto si aggroviglia e diventa confuso.
La sensazione è molto importante, vedana. La sensazione è solo il senso di piacevole o spiacevole. Come si dice: tutte le cose convergono nella sensazione.

Così è una progressione davvero interessante, ne ho parlato ieri sera. Tutte le cose, tutti i dhammas hanno le radici in chanda: interesse, motivazione, desiderio, che siano buoni o cattivi, abili o non abili…. un’ inclinazione, un interesse verso il divenire, il non divenire, la sensualità, sia per il bene che per il male.

Quindi la meditazione è considerata come il miglior modo di divenire, un buon modo di divenire che può condurre alla sua conclusione.. Non possiamo direttamente puntare a questo, perché in verità la fine del divenire è la fine del puntare a qualcosa.

Quindi tu punti ad introdurre quei fattori che aiuteranno a smantellare il divenire: questo senso del tempo, del progresso, dell’identità, e di arrivare da qualche parte, Devi iniziare a muoverti verso una meta per scoprire che non c’è nessun luogo dove andare, non c’è bisogno di andare da nessuna parte.

La motivazione. La meditazione non è la risposta, e neanche la concentrazione lo è, ma sono certamente necessarie perché la risposta si manifesti. Di tutte le cose che arrivano attraverso il divenire, attraverso l’attenzione, qualcosa si staglia, qualcosa definisce come siamo, dove siamo, chi siamo.

Qualcosa seleziona, sceglie e definisce il contesto: oggi è questo giorno, questo è un luogo di ritiro, questo è ciò di cui ho bisogno.

Qualcosa si manifesta, noi la inquadriamo deliberatamente focalizzandoci sul corpo come un elemento di condizionamento.

Improvvisamente stiamo iniziando a sperimentare un mondo che si basa sul portare attenzione sul corpo, altre volte potremmo portare l’attenzione alla mente. Per gran parte del tempo invece l’attenzione è semplicemente catturata: potresti ritrovarti a definire il futuro, il passato, le persone, come dovrebbero essere le cose, come dovrei essere io, ciò che non siamo o ciò che siamo.

In realtà l’attenzione afferra costantemente queste cose che poi noi assorbiamo e dalle quali veniamo sballottati.

Inquadramento, manasikara. Riuscirai invece a prendere il controllo di questo, ad inquadrare qualcosa che non si sposterà o cambierà continuamente e non sarà soggetto ad opinioni, punti di vista, persone ed eventi.

Si tratta di inquadrare qualcosa di presente, il corpo che inspira ed espira, immobile, non immortale ma molto più stabile rispetto al tempo, allo spazio e alle circostanze. Porta te stesso in questo regno del divenire.

Tutte le cose emergono e hanno origine dal contatto. Il contatto è sperimentare qualcosa che ci lascia un’impressione, qualcosa che si imprime in noi, preme su di noi, ci tocca: un segnale, un contatto.
Qualcosa si accende. Oh! Improvvisamente siamo in qualcosa che non è neutro, è qualcosa che mentre mediti… comincia, dei bottoni vengono premuti, questo è il contatto.

Decolliamo. Decolliamo verso le nostre configurazioni karmiche e attività mentali, oppure entriamo in contatto con qualcosa come l’inspirare e l’espirare e iniziamo ad entrare in questo e qualcosa inizia a sollevarsi.

E questo è il punto cruciale, riguarda ciò che verrà dopo. Tutto nasce e si sviluppa attraverso il contatto, si origina e si forma da esso. Che cosa contatterai? Come lo farai?

Facendo una scelta, perché se non la fai, non sei neutrale, allora la tua mente entrerà in contatto con vecchia roba probabilmente irrisolta, piccole cose, problemi, obiettivi.

Non entrerà in contatto con l’immortale in modo involontario, è come se, in effetti non puoi essere sia abile che non inabile, non c’è un campo neutrale di nessun contatto. Tutte le cose succedono, tutto il mondo sorge e si manifesta attraverso il contatto.

Tu sai con che cosa non vuoi entrare in contatto? A che cosa vuoi dire no di tutto questo?
Basta così: continuando a premere quel pulsante sai cosa succederà… una specie di giro, brontolio, brama, dubbio.

Tutto si manifesta attraverso il contatto, tutto converge nella sensazione. E’ la sensazione, non la ragione ciò che davvero ci cattura.
Noi possiamo speculare sulla razionalità, ma obbediamo alle sensazioni, obbediamo al dolore, obbediamo al piacere, la mente si avvicina o scappa via, corre via da questo.

Tutte le cose sono guidate e dirette dalla concentrazione, la mente si concentra su ciò che si prova, nel bene e nel male.

Quindi rendiamolo utile. Il tipo di sensazione che nasce da un’intenzione abile, da una consapevolezza abile, come il corpo che inspira ed espira, è piacevole e lieve. Ma piacevole, non è qualcosa verso cui la mente va istintivamente E’ sottile, non è così grossolano, non è piccante e forte.

Stai con questo, è una fonte lieve e semplice di sensazione piacevole.

Altrettanto utile è riflettere davvero e tenere a mente, che l’intenzionalità ha una sensazione associata ad essa. Notiamo che gli ostacoli, ad esempio il desiderio dei sensi sembra essere attraente, pensiamo sia qualcosa di attraente, che ci delizia, sannya, la percezione piacevole, gradevole: Oh fantastico, sì è fantastico, proprio fantastico.

Ma nota il sankhara, la sensazione di essere trascinati verso di esso, più e più volte, trascinati dentro, fatti girare con esso, incendiati da esso, tirati da esso… com’è quella sensazione? Contempla il sankhara del desiderio dei sensi: è sgradevole.

Il Buddha lo paragonava ad un lebbroso che si gratta le piaghe, cauterizzando le ferite: ottieni questo momentaneo senso di sollievo e poi ricomincia a prudere da capo. I lebbrosi si riuniscono e fanno festa e si grattano a vicenda e ottengono un momentaneo sollievo e… sì c’è un momento di sollievo, un senso di piacere e poi… prurito, prurito, prurito, e si grattano di nuovo.

Sai quando mediti e rimani intrappolato in queste sensazioni, provi quella specie di fastidiosa sensazione da cane affamato di desiderio dei sensi, oh è dura. Useresti qualsiasi cosa, una medicina amara per distogliere la mente da questo.

Si tratta di allenarsi a concentrarsi sul semplice, pulito respiro, uno spazio semplice, un movimento semplice.

Non è un vedana intenso di per sé, in termini di sensazione, ma lo stato mentale e l’intenzionalità sono puliti, luminosi e non ti bruciano né consumano. E’ come bere acqua pulita invece che whisky.

La mente deve essere riportata a questo più e più volte, perché è dipendente. Attraverso il sollievo della mente non intrappolata in questo per mezzo minuto, un minuto, alcuni momenti della giornata, puoi diventare davvero ricettivo e aperto e sentirti fresco invece di essere bloccato in un turbine vorticoso.

La sensazione piacevole di sankhara, le intenzioni, le motivazioni, gli stati mentali… tutto converge nella sensazione. Non abbiamo scelta. Tutto converge nella sensazione Questo è il punto.

È la sensazione che proviamo quando facciamo a modo nostro, la sensazione di quando controlliamo le cose, la sensazione di riposarci, la sensazione che ci dà leggere un libro, la sensazione di quando guardiamo il sole, la sensazione che nasce dalla compagnia piacevole.

È la sensazione che ci colpisce. Devi svelare quali sensazioni emergono in relazione ai sankhara abili, alle intenzioni abili e agli stati mentali abili, e quali no. Le prime saranno sensazioni calmanti, pacifiche e luminose.

Le altre intossicanti e non soddisfacenti. E non ne hai mai abbastanza. Questo è ciò a cui la mente mira. È su questo che si concentra, che lo vogliamo o no.

Perciò stiamo cercando di scegliere di concentrarci su una sensazione piacevole che nasce da un contatto piacevole e da un’intenzione piacevole.

Bene, le cose sono dominate dalla consapevolezza. La consapevolezza esercita autorità su di esse. Questa è un’affermazione potente. La consapevolezza esercita autorità su tutte le cose e su tutti i dhammas. Perché la consapevolezza sostiene la non proliferazione.

Invece di lasciare che la mente continui ad aggiungere, tessere, analizzare, sottrarre, dividere, moltiplicare… Stai semplicemente con questo, tienilo a mente, come un fenomeno, non come un sé.

La consapevolezza è quindi la capacità di rendere oggettive quelle esperienze che normalmente sembrano creare il “me”, il “me stesso” o il “mio”.

Questa è la sensazione. Questo è lo stato della mente. Funziona così. Basta mantenerlo così. Non è una bacchetta magica che trasforma tutto in felicità e luce, ma é utile per controllare le proliferazioni.

Rimani con la sensazione. Non può essere più semplice di così. Rimani con la sensazione. La sensazione, se viene percepita semplicemente come vedana, sia essa piacevole o spiacevole, e mantenuta così com’è, è una sensazione. Non permettiamo che generi ulteriori percezioni e sankhara.

Spesso proviamo una sensazione spiacevole, soprattutto mentale, come la noia o l’irrequietezza. In realtà, queste non sono vere sensazioni, ma sankhara. La parola inglese tende a essere vaga. Sankhara è un tipo di agitazione.

Mi sento annoiato, irrequieto, stufo, senza arrivare da nessuna parte. Provo tutto questo, lo sento, sto abbastanza spesso con queste cose. Ok, sì, certo. Sì, sì, è vero. Perchè? E cosa ti aspetti?

Questa è una gamma di stati mentali. Le cose diventano noiose, stagnanti. Ci sentiamo irrequieti, nervosi, non abbastanza bravi, insoddisfatti, vogliamo di più. È normale. Non è davvero qualcosa di cui preoccuparsi, arrabbiarsi o disperarsi.

È semplicemente il modo in cui la mente si comporta. Non sta ricevendo nuovo cibo, nuovi stimoli. E inizia il brontolio. E potremmo continuare su questa traiettoria. E cosa faremo?
Faremo in un modo o nell’altro, faremo questo, quello o qualcos’altro…

Fa parte della vita. Fa parte della vita della mente, in ogni caso. Della mente non illuminata. Non credo che i Budda si annoino. Stanno semplicemente seduti tutto il giorno e non sembrano annoiarsi. Gli Arahant non si annoiano.

Nei discorsi gli arahant si dicono le stesse cose a vicenda. Sai, c’è qualcuno seduto a Uruveda che trasmette mentalmente a un Arahant a Samati chiedendo: “gli aggregati sono permanenti o impermanenti?”

E l’altro dice “impermanenti”. L’hanno già sentito dire, sicuramente. “E Spader? È permanente?” “No, impermanente.”. “ Impermanente”. Giusto. Come se si mandassero delle email psichiche.

Perché lo stanno dicendo? L’hanno già sentito dire prima. Ovviamente non si annoiano, ma continuano a divertirsi. La solita vecchia storia. Sarebbe fantastico se uno degli Arahant dicesse: “Oh, ho trovato un sanyo permanente.” E tutti gli altri Arahnt si radunerebbero intorno a lui e comincerebbero a discutere.

Quindi è la stessa cosa. Va bene. Va bene. Altre volte potremmo sentire la mente provare una sensazione piacevole invece che una sensazione neutra. La sensazione neutra tende a oscillare verso il piacevole se apprezziamo la calma, oppure diventa sgradevole se cerchiamo degli stimoli.

Ma qualunque cosa sia, stai semplicemente con la sensazione per quello che è. È normale provare sensazioni spiacevoli. Ma se la si osserva, questo è solo una sensazione, non una persona. Non un problema personale, non un possesso personale, né una proprietà personale.

Tutti hanno queste sensazioni. Mantienile stabili e controlla quando prendono fuoco.
Tienile dentro il corpo, respira dentro di esse. È incredibilmente potente. Il potere del sentire. L’energia che si muove.

Il sentire è sankhara,, si costruisce, prende forma, il corpo lo genera. È incredibile la capacità del corpo di generare dolore dal nulla. Inizia a produrre dolore. Cosa ho mai fatto per meritarmelo? Perché me l’ha fatto?
E la stessa cosa accade con la mente. La sua capacità di generare una sensazione spiacevole veramente dal nulla. La sensazione spiacevole di non avere mai abbastanza, la sensazione spiacevole di avere troppo, la sensazione spiacevole di desiderare qualcos’altro, la sensazione spiacevole di, sai, qualsiasi cosa.

C’è energia in questo. Questo è il sankhara, è qualcosa di costruito. Noi l’abbiamo semplicemente trattenuto. Tutta quell’energia diventa ora disponibile, invece di disperdersi in inutili sankhara di proliferazione, malumore e nel potere grezzo di evdana, del sankhara, invece di andare semplicemente in quella direzione.

È come un esercizio che si può fare nel Qigong, dove tieni le braccia distese e senti la tensione che si accumula. Puoi concentrarti su quella sensazione e, invece di resistere alla tensione o aspettare che passi o cercare di rilassarla, ti limiti a focalizzarti su di essa e a rilassare l’attenzione della mente su quella sensazione.

Diventa più morbida, più ampia. E la tensione si trasforma in calore. Ha una qualità sorprendente, luminosa e radiosa. Accogli la sensazione per quello che è. Tutte le cose sono supervisionate dalla saggezza. La saggezza può osservare e guidare tutto.

La consapevolezza è l’azione, l’esercizio dell’autorità, la saggezza è la “pulizia”dei risultati.
La sensazione è proprio così. Quel modello mentale che stai sperimentando ti sta nuocendo. Quel modello mentale che stai creando è invece a tuo vantaggio.

Cogli questo, invece di credere nelle narrazioni, nota semplicemente l’effetto che le narrazioni ti fanno. Si tratta di scendere nella sensazione, tenendo a mente questo e i risultati.

La liberazione è un processo che trasforma mentalità complesse in una sensazione semplice, per poi liberarsi dal sankhara e dalle ulteriori formazioni che ne derivano.

Tutte le cose hanno la liberazione come loro nucleo. Tutte le cose hanno la liberazione come loro nucleo: questa è l’essenza. Una dichiarazione sorprendente: tutte le cose, tutti i dhammas, essenzialmente liberano. È qualcosa piuttosto difficile da comprendere.

Significa che se li osservi con consapevolezza e li supervisioni con saggezza, cominceranno a liberarti dal sé, dalle proliferazioni, dall’intossicazione, dal continuo divenire, da tutto ciò che rende la vita così densa… e vuota.

Forse hai notato che di tanto in tanto ho suggerito di osservare l’assenza di difficoltà.
Come nel Sanyata Sutta, dove il Buddha dice che se vai in una foresta, noti l’assenza dei villaggi con tutto il trambusto e il chiasso che c’è nei villaggi.

Un tempo c’erano tamburi, trombe e folle, oggi invece c’è il traffico e la musica. Nota questo, nota l’assenza, ora sei libero da tutto ciò. Dimora in questo stato. Quando le cose sono viste per quello che sono, non c’è futuro per loro.

Il desiderio senza un futuro non dura a lungo. Il desiderio implica sempre un futuro in cui potrei ottenere ciò che desidero. Quando ti rendi conto davvero che in questo momento, mentre lo stai vivendo, non esiste un futuro, c’è solo ora.. cosa succede al desiderio?
Indaga.

Cosa accade alla resistenza quando le cose che continuiamo a portare dentro e ci continuano a ricordare che ci sentiamo infastiditi ….cosa succede se semplicemente non ci preoccupiamo più di portarle dentro?
Che cosa succede alla resistenza? Che cosa succede ai rancori o ai problemi che possiamo provare verso gli altri quando smettiamo di crearli continuamente nella nostra mente? Nota che non ci sono qui. Com’è possibile? Nella semplicità dei dhammas, i dhammas così come sono, tutto l’intreccio del sansara si disfa.

È come una rete intrecciata di cause e condizioni. Siamo sempre impegnati a ricordare, postulare, ipotizzare, preferire, manipolare questa trama fatta di memoria, percezione, impressioni, supposizioni, futuro, passato, me stesso, altre persone; tutto si intreccia creando qualcosa di così denso che soffoca la mente.

Cosa succede se semplicemente torniamo alla sensazione? Stabilizzando la sensazione, tenendola, sostenendo la consapevolezza, contemplando la sensazione, respirando dentro la sensazione, investigando con attenzione cosa è successo al mondo.

Tutte le cose si fondono nell’immortale; tutte le cose terminano, hanno la loro culminazione e consumazione nel nirvana: lo scollegamento, il non-bruciare, il non-soffiare sopra.
Questo è un insegnamento di saggezza criptico e tremendamente potente, che si presenta così, senza spiegazioni.

Prendi quei pezzi, masticali, prendi un pezzo, masticalo, ne ricaverai molto. Questo è il Buddha Dhamma.

E certamente, nella mia esperienza personale, la mia pratica consiste nel cercare di ridurre le complessità a questo unico punto che scava, solletica e attrae il cuore: come vedana e sankara germogliano intorno, e come si dimenano e si contorcono come un serpente. Devi tenere il serpente con cura, proprio dietro la testa, altrimenti ti morderà; ma una volta che lo tieni con cura, puoi disarmarlo.

Le cose convergono nella sensazione, dominate dalla consapevolezza, supervisionate dalla saggezza, avendo la liberazione come loro nucleo. Che bell’insegnamento!