Semplicemente riconosciamo che siamo sensibili e che siamo impattati da quello che si chiama contatto o ‘pasa’ nel linguaggio buddhista. ‘Pasa’ non significa soltanto che le cose toccano i nostri occhi o la nostra pelle, ma che le cose toccano il nostro cuore, e che quando questo viene toccato, vibra come uno stagno su cui cade una foglia che quindi scintilla.

E’ così che stanno le cose, è una cosa abbastanza bella, ma se vengono gettate dentro lo stagno tante pietre, sassolini e rifiuti, l’acqua si agita talmente che non riusciamo più a vedere un riflesso chiaro, perché tutto è molto mosso o ricoperto di melma.

Quindi non riusciamo ad avere un riflesso chiaro; se invece l’acqua viene ripulita, rimane comunque ovviamente sensibile, il che va bene, ma allora ti rendi conto che…: «Ah, ecco cosa mi influenza». Sai chiaramente quali sono le tue increspature e gli effetti. E alcuni sono molto belli, come essere toccati o commossi in modo positivo; altri invece ci fanno provare sensazioni di rabbia, risentimento o ci fanno sentire inadeguati, sopraffatti o qualunque cosa sia.

Quindi cosa sta succedendo? Gli effetti: vogliamo conoscere questi effetti, ma cosa li provoca? Chi sta lanciando le pietre nello stagno?

E il punto apparentemente sfuggente degli insegnamenti è che ci dicono che si può essere sensibili e allo stesso tempo non essere turbati.

Perché, anche se le cose colpiscono i nostri occhi, le nostre orecchie e la nostra pelle, è il modo in cui le gestiamo e le affrontiamo che conta. E per questo dobbiamo avere le idee abbastanza chiare e capire che quando le situazioni in qualche modo sono già passate, ci restano ancora dentro questi umori compulsivi, questi sentimenti che percepiamo come il sentirci sopraffatti, sempre occupati, incapaci di farcela, disperati, e ci fanno provare ansia, rimpianti, sensi di colpa… e tu sei semplicemente seduto in una stanza dove non è stato spento quel flusso. (Ride)

Quindi stiamo ancora ricevendo contatti, ma non dai sensi; arrivano da ciò che avvolge il cuore.

E questi involucri intorno al cuore, alcuni chiamati samskara, sono formazioni del cuore che lo modellano, lo vestono, lo mascherano, lo coprono, lo soffocano, lo abbigliano, e potrebbero essere dissolti, guadati in trasparenza, oppure osservati con distacco.

Il cuore, quando le cose percepite toccano l’occhio, non deve sussultare. Quando dei suoni arrivano all’orecchio, il cuore non deve tremare o agitarsi. E forse la cosa più importante: noi non siamo sotto il giogo, sotto il dominio delle nostre menti pensanti che in realtà sono la fonte primaria di contatto; la fonte primaria di contatto non sono le orecchie, il naso e la lingua, questi sono solo fugaci lampi momentanei.

Cos’è esattamente un odore? Cos’è un’immagine? Quello che succede è che c’è un riflesso che porta a interpretare un’immagine come attraente o coinvolgente, ed è questa l’etichetta mentale che viene trasferita al cuore, oppure qualcosa ci appare come sgradevole, ma in realtà è solo un’apparenza.

È solo un’impressione. Se per te le lumache sono disgustose, in realtà non hai mai avuto problemi con loro (Ride), al massimo hanno rosicchiato un po’ della tua lattuga, ma lo fanno anche i conigli. A te i conigli piacciono, sono carini. Fanno molto più danno ai miei alberi delle lumache.

Quindi è perchè pensi al muco e a cose simili, che le trovi ripugnanti. In realtà la lumaca è una creatura innocente e innocua. Le persone sono terrorizzate da un ragno nel bagno, ma un ragno, anche grande, forse davvero grande, potrebbe misurare circa cinque centimetri. “C’è un ragno nel bagno! Presto, fallo uscire, sono terrorizzato! Non riesco a entrare in bagno. C’è un ragno è nel bagno”

Perché? Sì, qualcosa che striscia, che corre sulle mie gambe e scende lungo la schiena. fa senso. E in qualche modo è una cosa che fa un po’ schifo. Quindi il povero ragno, che se ne sta tranquillo a fare i suoi affari, magari cercando di acchiappare una mosca, finisce per essere schiacciato.

Quindi se consideri questo, può essere che di cose poco attraenti dici “Dai, va bene”. E invece le cose attraenti le vedi come “non è poi così buono.”

Quindi il cuore è indipendente da tutti questi segni e segnali. E’ un po’ come si trattasse di qualcosa di momentaneo: si produce un suono, lo sentiamo, in particolare quelli prodotti dalle altre persone, con cui siamo fortemente sintonizzati, perché siamo creature gregarie, animali dello stesso branco.

Sai come succede con particolari tendenze e mode che improvvisamente si diffondono e tutti devono indossare una borsa con l’etichetta di un designer. Paghi 2.000 sterline solo per l’etichetta, è soltanto una vecchia borsa, ma con un nome famoso sopra. (Ride)

Sono 2.000 sterline. E così vendevano rossetti a oltre 100 sterline, perché erano di Louis Vuitton o qualche altro stilista di moda. Probabilmente paghi per il nome.

Devi avere quel nome sul tuo distintivo, sulla tua borsa, sui jeans, sulla maglietta o su qualcos’altro, solo così siamo dentro ad un contesto, c’è qualcosa di elitario in tutto ciò. E ovviamente poi la moda cambia.

Quindi è perchè siamo creature da branco ma le greggi non vanno sempre nella direzione giusta (Ride) Quindi dobbiamo selezionare bene, chiederci: dove sto andando? Chi sta gestendo tutto questo?

Chi lo controlla? Un sistema… questa libertà di scelta… Ma una volta che lo riconosciamo, è segno di umiltà riconoscere che anche io sono altamente programmabile, Quindi, se vado in un monastero, voglio un po’ assicurarmi di fare ciò che fanno gli altri monaci, e in parte è una questione di cortesia, ma c’è anche quella leggera sfumatura di “sto tenendo il passo con quello che la gente si aspetta da me e come dovrei apparire, oppure i miei vestiti sono appropriati…”.

Alcune cose sono sensate, altre un po’ nevrotiche. Quando riconosci umilmente che siamo programmabili, che tendiamo a essere dipendenti e tendiamo ad adattarci a ciò che si chiama sila bhata paramasa, cioè codici fissi e comportamenti rigidi. Allora sì, bisogna restare vigili, e qual è il segnale? Che non si sa chi sta veramente guidando questo sistema.

Pensi che siano tutti, che vogliano che io lo faccia, o che debba essere così: queste sono le cose tipo, “ è sempre così” o “ io non potrei mai esserlo”. Si sentono questi mormorii su quello che pensano tutti gli altri. Sai cosa pensano tutti gli altri di te, davvero? (Ride) E anche se tutti davvero la pensassero così , e allora? (Ride)

E allora hai questi pensieri che gli altri hanno su di te, o si aspettano da te, o pensano così di te, o sanno che tu sei in un certo modo. E’ tutto chiaro, puoi leggere le menti, come fai a saperlo? Beh, perché lui mi ha guardato così, capisci, e allora cosa ci stai leggendo? Non stai leggendo davvero, stai leggendo il tuo cuore, e lui sta proiettando,, quindi ti ritrovi con affermazioni generiche del tipo: “Oh, dovrebbe essere così”, o “non sarà mai così”. “Non ci riesco.”

Chi lo sta dicendo? Le altre persone. È come se, in altre parole, l’agente della tua azione sparisse, il fantasma che ti sta guidando mormora. Quando l’agente della tua azione sparisce, allora sai che qualcos’altro è entrato in scena.

È un segnale. Perché questi schemi e tendenze si manifestano nel cuore, e tutto ciò che accade nel cuore lo consideriamo come me stesso, quello che io sono. perchè Il cuore è un’esperienza intima.

Il cuore è il centro della soggettività, lì si percepisce il senso dell’«io sono».

Qualsiasi cosa accada in questo ambito del cuore diventa parte di quel «io sono».

Perciò, il mormorio interno sono io che parlo, i mormorii sono i miei umori, i miei sentimenti, le mie emozioni, i miei problemi, cioè me stesso.

E poi, anche rivedendo e guardando dentro il cuore durante la meditazione, “Wow, eccomi qui, Dio, sono davvero un caos. E non riuscirò mai a liberarmi da ciò che devo fare per essere qualcosa di diverso da questo”.

Quindi c’è un interesse nei confronti di me stesso, che in un certo senso può sembrare sano: sì, voglio essere interessato e di aiuto, ma c’è questa sensazione di costruire un sé fuori da questo, come un’entità costante e permanente che funzioni, ci ritroviamo dentro un programma che non ha mai dimostrato di funzionare.

È come se stessi correndo una gara che nessuno è mai riuscito a vincere. E quella gara, sai, si conclude, o no? La corsa al lavoro, alla performance, all’apparenza, per assicurarsi di essere attraente, ben curato, piacevole per gli altri, efficace, puntuale, tutto questo…, emotivamente stabile, forte come una roccia, tranquillo, sereno, allegro, realizzato, disteso, felice, vivace, implacabile, efficace all’istante, e che sa fare anche un buon tè . (Ride).

Qualunque cosa sia, sembra una lista impossibile in cui tutto ciò che tocchi deve essere davvero, davvero eccellente. E quante probabilità ci sono che succeda davvero?

E cosa succede quando le cose non vanno bene? Quando arrivi in ritardo, fai cadere qualcosa, rompi qualcosa, se ci pensi, cosa succede allora? Qual è la reazione? Quanto sei in controllo di quella reazione? Hai il controllo?

Quindi, quando agisci e le cose non avvengono come il fantasma ti dice che dovrebbero andare: essere affettuoso, puntuale, educato, allegro, rilassato, felice e anche intelligente. Il che è impossibile. Quindi questo è un insieme di criteri impossibili. E cosa succede se non vengono raggiunti? Ah, sei tu l’idiota? Sei tu l’ Idiota, eccoci qua, tipico.

E no, dovresti essere più attento. E poi arriva la colpa, non è vero? Beh, è per colpa di qualcun altro. Perché, sai, ho ricevuto le informazioni sbagliate. No, è per quest’altro. E se fosse per mio padre? Sì, è stata colpa sua. (Ride) Sì sono stato cresciuto male, questo è il problema.

Oppure, vediamo di chi altro potrebbe essere in colpa. Beh, del governo, ah ok.

Qualcosa da incolpare. Il responsabile, l’organizzatore, l’insegnante, qualcuno verso il quale puoi canalizzarlo, ti fa bene dare la colpa agli altri. (Ride). Incolpare gli altri o te stesso. Non è che non facciamo errori, ma la reazione di incolpare ti rende felice?

Forse ti fa sentire nel giusto o qualcosa del genere, ma in realtà è solo rabbia, rabbia repressa, frustrazione, rabbia per non aver raggiunto ciò che non era possibile raggiungere. Quanto controllo abbiamo davvero su tutto questo?

Quindi noi siamo guidati da standard e criteri di natura piuttosto fantastica e non intendo qualcosa che ci rende felici, ma fantasiosa. Voglio dire, è bene avere aspirazioni, desidero essere un po’ più efficace o più utile, però sai, c’è anche questa qualità di di punizione, di colpa, fallimento, inadeguatezza, un’ombra che accompagna tutto questo.

Non voglio questo. Voglio elevarmi attraverso l’amore e l’aspirazione, non attraverso la paura compulsiva o cercando di dimostrare di essere una persona degna. A chi? Devi metterti in piedi in mezzo alla strada con un piccolo serpente, e dire “sono una persona che conta”, vota qui, alza il pollice: chi te lo dirà?

Quindi queste cose possono rimanere molto impresse. Rimane impressa la sensazione di aver provato a seguire ciò che non si poteva seguire o realizzare, e la frustrazione di non esserci riuscito, un senso di inadeguatezza, che spinge a fare di più; così poi divento scontroso, irritabile e così via, e poi mi incolpo per questo.

Hai creato degli schemi fissi particolari. Così, anche quando qualcuno ti dice “oh, va tutto bene, fantastico, sì, lo fai bene davvero”, in realtà pensi che lo dice perchè non conosce la verità profonda. (Ride) E’ solo cortese, si comporta così per educazione. La verità è che tu non conosci il vero me: il vero me, la verità profonda, è l’ombra, è quello il vero me, il vero me è un fantasma.

Quello che succede è che, poiché diventiamo così convinti di questi schemi psicologici che ci hanno influenzato, l’effetto si è consolidato e ha creato un modello residuo, in cui tutto si svolge all’interno di quel modello, capisci?

Quindi, non aver vissuto secondo l’idea di quello che avremmo dovuto essere, crea uno schema di inadeguatezza, rimpianto e la sensazione di non essere amabili, a meno che non si lavori davvero duro; solo allora si potrebbe ricevere certamente non amore ma almeno non biasimo.

Sai, questo meccanismo fa sì che, anche quando c’è benevolenza nei nostri confronti, non riusciamo veramente ad accoglierla, ad accettarla e a sentirci nutriti da essa. Pensiamo soltanto che gli altri siano gentili o che non conoscano la verità reale. O non ce ne accorgiamo affatto.

Ecco quindi il modello. Quello che inizia come un’emozione, che può manifestarsi in un attimo, come quando mi sento turbato, dato che si radica nel cuore, diventa “Io sono” e infine “io sono la causa di quel turbamento”.

Mi sento scioccato, sorpreso, deluso o allarmato per qualcosa di brutto che riguarda me stesso, oppure sono ansioso, nervoso, impacciato, inadeguato. Quindi, sai, “io sono” diventa la causa del turbamento che in realtà non ha avuto origine da lì.

È successo perché le condizioni sono insoddisfacenti, punto. È successo perché ogni sistema che utilizziamo, personale, sociale, amministrativo, tecnologico, ogni sistema si rompe.

Prima o poi ogni aereo subirà ritardi, modifiche o cancellazioni.

Ogni treno, prima o poi, arriverà in ritardo. “Siamo spiacenti, ma fa così caldo che i treni non possono circolare, perché i binari si sono dilatati.” Accidenti. “Siamo spiacenti, i treni non possono circolare perché la linea è interrotta a causa della pioggia.”

“Siamo spiacenti, i treni non possono circolare a causa della neve sulla linea”.
“Siamo spiacenti, i treni non possono circolare a causa di un guasto ai segnali.”
“Siamo spiacenti, i treni non possono circolare perchè siamo in sciopero. Vi ringraziamo per la pazienza.” (Ride)

Ogni sistema, sia tecnologico che amministrativo, prima o poi riscontra un problema.

Sono fatti così, e anche noi lo siamo. Possiamo ammalarci, non siamo malati tutto il tempo, però per natura questo corpo può avere qualche disturbo: potrebbe essere di tipo reumatico, rigidità, tendini tesi, qualcosa che non va allo stomaco, un po’ di respiro affannoso, la gola potrebbe essere irritata, rauca, sulla pelle potrebbe comparire uno sfogo, prurito, irritazioni, qualcosa che non va, fastidi, mal di schiena, siamo un po’ storti, con le spalle storte E’ così un sistema.

Tutti si sgretolano, ogni filosofia, nessuna filosofia funziona mai definitivamente.

Anche le scienze più erudite alla fine gettano la spugna e ammettono che ci sono ancora alcune cose da scoprire….poi finalmente avremo risolto tutto. Lo diciamo da circa il 1800. Non accadrà.

Ogni sistema, ogni tentativo di arrivare alla punto ultimo, al completamento, all’efficacia totale è solo una fantasia. Qual è la tua risposta a questo?

Beh, non rimanere deluso, eccoci qui. Quindi, invece di quella sensazione di colpa, fastidio e frustrazione, non potrebbe esserci un’altra strada da seguire, anziché quella della frustrazione e della delusione, di colpevolizzarti o dare la colpa agli altri?

Fa parte del tuo addestramento. Quindi, si potrebbe dire che la pazienza è una delle pratiche fondamentali. Non è qualcosa per cui qualcuno ti ringrazia, quella è un’altra cosa. Significa invece davvero comprendere.

Obiettivi, risultati, efficacia, la capacità di avere potere e agire per portare a termine le cose. Non è questo il mezzo. Voglio dire, riusciamo a realizzare una bel po’ di cose, ma non è qualcosa su cui puoi basare la tua autostima. Non può essere così, non puoi guidare quel carro, non è il mezzo adatto, ti sentirai sempre frustrato, giocando a o cercando freneticamente di essere efficace e di sistemare le cose in tempo. E quello che succede è che, facendo così, diventi meno efficace perché la mente è annebbiata, e la pressione che metti sul sistema per far funzionare tutto si farà sentire.

Quello che succede internamente è che il cuore comincia a vacillare e a farti sentire emotivamente strano. Diventiamo irritabili, diventiamo sensibili, e per compensare questo abbiamo desideri compulsivi e fantasie e ci concediamo eccessi o abbuffate consolatorie, tutto questo per affrontare gli effetti emotivi di cercare di vincere una gara che sai di non poter vincere.

Quegli effetti emotivi ci fanno entrare in un altro insieme di riflessi, ovvero la distrazione, per superare quel conflitto causato dal tentativo forzato di raggiungere l’irraggiungibile.

Quindi scattano un altro insieme di riflessi, che non ci fanno bene. E una volta che ci sei dentro, ti accorgi che questi riflessi sono compulsivi per natura, sono estremamente potenti e completamente automatici: non ci aiuta il cervello in questo caso, non serve alcun cervello.

Quindi finisci per comprare cose di cui non hai veramente bisogno solo perché c’è un’offerta speciale “risparmia il 20%, compra questo”. No, la vera offerta speciale sarebbe non comprarlo per niente, risparmio del 100%. (Ride). Ma l’idea dell’offerta speciale…quel richiamo… risparmia il 20%, oh sì. Ma se usassi il tuo cervello solo per il 20%, puoi risparmiare un altro 80% non comprandolo proprio. Che ne pensi?

Te lo meriti. Ti meriti davvero un rossetto di Louis Vitton da 120 sterline. (Ride)

Cosa significa questo? Concediti qualcosa. Concediti qualcosa. È un’altra questione. Un altro tipo di istinto di gratificazione entra in gioco e tutti questi istinti si manifestano molto rapidamente, causando reazioni impulsive che saltano completamente oltre i circuiti della saggezza. (Ride)

La saggezza, in un certo senso, la trascuriamo. È un programma diverso perché è molto più facile reagire subito. Reagire è molto più veloce che riflettere e ponderare. Così, quando sei sotto pressione, di fretta e ti senti sopraffatto, qualcosa ti spinge a scegliere la via più facile piuttosto che fermarti, sentire quella sensazione di malessere e intorpidimento che ti fa sentire sopraffatto e stanco…

Rilassati, inspira, espira, fai un respiro, Ti ci vorranno un po’ di minuti sai, almeno qualche minuto, prima che tu riesca a passare ai circuiti della saggezza invece di reagire d’impulso.

Quindi, dato che il tempo diventa un altro elemento determinante non vuoi sprecarlo: vai più veloce che puoi, non puoi perdere tempo. Ciò diventa un’ulteriore impronta nei nostri cuori, quando veniamo catturati da questa idea che il tempo sia l’essenza più preziosa.

Allora sbrigati, ignora la saggezza perché quella richiede un po’ più di tempo e vai direttamente alla reazione, perché è quello che fanno tutti gli altri.

Sai, tutta la questione della programmazione ha questa incredibile combinazione di intrecci e grovigli, e se queste energie prendono il sopravvento, sembra che nemmeno ce ne accorgiamo veramente, perché quando i circuiti della saggezza si chiudono, anche la capacità di riflettere su se stessi in modo autentico svanisce.

Al contrario, se c’è qualche riflessione, è del tipo: “Sto facendo quello che fanno tutti gli altri? Mi sto comportando secondo il programma di fare in fretta, ottenere il meglio? Sto operando secondo quel programma?”

Non sto agendo secondo ciò che è buono per il cuore, o per il mio corpo; e se c’è qualche riflessione è del tipo: “sto operando secondo il programma?” Sì, esatto. Ed è per questo che si hanno queste reazioni.

Quindi alla fine non riesco davvero a riflettere molto su me stesso. In realtà non so nemmeno quanto peso o quanti blocchi ci siano, perché non c’è modo di guardarli.

E questo diventa molto, molto pericoloso.

Per questo le persone hanno crisi nervose, dipendenze; la chiamiamo salute mentale ma è la salute del cuore, ma non solo quella cardiaca. Intendo dire quando non riesci a dormire a causa dell’ansia legata alle tue prestazioni. E non si tratta di salute mentale, ma di salute del cuore. Quando ti senti depresso perché non hai vinto l’ultima partita, non è questione di salute mentale, ma di salute del cuore.

Quindi, questo è più che altro un modo di dire, no? Qualcuno si prende un anno di pausa per problemi di salute mentale. Non è perché non sa fare i conti, o leggere un libro perché è così stressato che il suo cuore e il suo sistema emotivo è andato in tilt.

Il modo in cui ci si sente influisce sul corpo. Forse ciò che dobbiamo ricordare è che abbiamo un cuore, che solitamente riconosciamo attraverso le emozioni, perché è uno dei modi in cui esso si manifesta.

Ma ciò che non si esprime necessariamente così apertamente è che il cuore è in realtà qualcosa che sorveglia tutto il sistema corporeo per garantire che tutto sia in equilibrio.

Quindi dice: rallenta un attimo, qui serve un po’ più di energia. Ora stai correndo, quindi fai in modo che il tuo respiro sia un po’ più veloce.

È un sistema operativo interno che cerca di mantenere il corpo in armonia con le condizioni in cui si trova. Quindi, naturalmente, se stai correndo, il cuore va… bene, sta correndo, sta correndo…. aumenta la frequenza respiratoria. Questo porterà la tua attenzione a particolari qualità, come il ritmo del tuo respiro e le sensazioni fisiche. Non verrai distratto dai pensieri.

È per questo che le persone fanno cose come correre, perché è il momento in cui la mente pensante si ferma davvero, poiché il cuore la spegne, permettendo alla mente di concentrarsi su ciò che è necessario adesso. Voglio dire, questo è reale.

Quindi a guardare bene è molto semplice: quando cammini su e giù in questa stanza, come fa il corpo a sapere cosa fare? Perché puoi vedere qualcosa con i tuoi occhi, giusto? Come fa il messaggio di ciò che vedi con gli occhi ad influenzare le tue gambe che non vedono nulla? Come fa un oggetto visivo, che è solo una forma e una luce insieme forse al desiderio di muoverti a mettere in movimento le gambe, i piedi e il corpo? Gli occhi non possono farlo.

Non c’è bisogno di pensare: solleva la gamba sinistra, piega le dita dei piedi, sposta il peso del corpo da un lato. Il cuore va, aspetta un attimo, c’è una sensazione…. è l’intelligenza che si manifesta nel corpo. E percepisce lentamente e con cautela; il terreno non è stabile, o è stabile…. Tutto lavora insieme per ottenere un risultato armonioso.

Quando ignoriamo il cuore, sostanzialmente disattiviamo il sistema di controllo del corpo che ci informa sulla frequenza respiratoria, il metabolismo e l’elaborazione delle energie; e disattivandolo, diventiamo emotivamente molto squilibrati e psicologicamente un po’ ossessivi. E questo può ripetersi fino al punto in cui si verifica un vero e proprio guasto e le persone non possono fare a meno di prendere medicine per affrontare un giorno e una notte.

Quindi, in un certo senso, va bene, anche se in realtà non va bene, ma diventa ancora peggio quando inizi a prendere droghe e alcol, diventando completamente dipendente da questo; e tu lo sai e ti odi per farlo, però è diventato un comportamento programmato.

Quindi siamo programmati per rispondere con ogni tipo di reazione e risposta involontaria che non fa bene alla nostra salute, che ci danneggia, e arriviamo a pensare: “Io sono questo: sono nevrotico, ossessivo, dipendente, disfunzionale, squilibrato, io sono così perché questo sta accadendo nel mio cuore.”

È perché è nel cuore che si manifestano questi segnali. Il messaggio è semplice: non seguire il segnale, non ti porterà da nessuna parte di buono. È un segnale di avvertimento: qualcosa non va, c’è qualcosa che non va. Non cercare di tornare indietro a come quei segnali ti influenzano, a come ti spingono, a come ti congelano, a come ti intrappolano.

In quel momento ti senti ossessionato, paralizzato, intrappolato in uno schema di colpa, in uno schema di auto-maledizioni, in uno schema di disperazione. Ok, non è così insolito, non succede solo a te, succede a tutti, in una certa misura.

Che cos’è? Possiamo davvero percepirla come un’energia di campi, che ha voci e particolari pulsioni associate ad essa? E possiamo, riconoscendo questo, entrare in contatto con il nostro corpo e chiedere al corpo di riportare il cuore in equilibrio.

Quando il cuore è così perso e avvolto, ha bisogno del suo partner, che è il corpo, l’intelligenza del corpo.”Dammi una spalla, dammi dei piedi, dammi equilibrio, dammi fermezza, dammi movimento, movimento fluido, movimento semplice, movimento non compulsivo, per farmi uscire da questo movimento condizionato”.

E anche se liberarsi da quei vincoli e da quelle restrizioni è un processo impegnativo e prima di tutto è scomodo, la sfida più grande è il senso di sé che li accompagna, il senso di sé.

All’improvviso mi rendo conto di quanto sono strano e compulsivo, e mi vergogno così tanto che non voglio più tornare lì. No, tu non sei una persona compulsiva e strana. Ecco cosa sta succedendo. Vediamo questo insegnamento, che anche se teorico, deve essere ricordato.

Qui c’è un cuore catturato da voci, fantasmi, demoni e programmi, in qualunque modo vogliamo configurarlo. Io non sono il programma. Se posso rendermi conto dell’esistenza del programma e tenerlo a distanza, questa stessa capacità indica che esiste una separazione tra il programma e il cuore stesso.

Quindi, nella nostra pratica di dharma, la prima cosa che cerchiamo di fare è trovare un modo per fare un passo indietro. Non per superare qualcosa o per raggiungere un traguardo: ma per avere tutti e due il distacco che vuol dire anche avere una prospettiva.

Succede questo, funziona così; è spiacevole, è doloroso, mi promette una via d’uscita facile, l’ho seguita, non mi ha portato ad una via d’uscita, mi ha portato ad una compulsione successiva, e mi sta portando un senso di disgusto e vergogna verso me stesso.

E poi annullo tutto e mi compro un rossetto, perché me lo merito.. (Ride) È proprio una questione di pazienza nel sopportare questo tipo di processo scomodo di uscire dal programma.

Può essere molto avvincente, ma la cosa più importante è questo senso di ‘io sono’ che lo accompagna, perché quando io sono quello, allora io sono. L’io intrappolato non ha coscienza di essere intrappolato, perché l’io che è stato intrappolato è soltanto la voce della trappola, e la trappola stessa non sa niente dell’essere intrappolato. Quindi la voce che dice ‘io sono intrappolato’ dice la verità, anche se in realtà non è un vero ‘io’.

Quindi, sai, sto dicendo che se qualcuno ti dice chi sei è un bugiardo. E tu puoi dimostrarlo; infatti, almeno per qualche secondo o qualche attimo, puoi dire c’è quello e io lo sto osservando; se sono consapevole e posso sentirlo, allora come è possibile?

Il mio primo approccio con la meditazione è stato in Thailandia dove offrivano un corso di meditazione in inglese. Quindi mi presento, avevo pensato che mi avrebbe fatto bene.Sì, poteva essere una cosa pratica da imparare, come il francese o qualcosa del genere, una piccola abilità utile da avere.

Allora ho detto, va bene. Abbiamo fatto 15 minuti di conversazione e poi “Adesso sedetevi tranquilli per 15 minuti e concentratevi solo sul respiro, inspirando ed espirando.” Ah sì, respiro… (Ride), non sono riuscito a coglierne neanche uno.

È come dire, guarda… non si fa niente di puro, illuminato, saggio, bello o brillante, illuminato. Segui solo il respiro. Io non ce l’ho fatta. Oh cielo, non pensavo fosse così difficile. (Ride) Sai, pensavo che andasse abbastanza bene.

Ma nella meditazione ti accorgi di quanto sei un disastro. Accettalo. Accettalo. Sto osservando questo disastro. Sono io il disastro? O sono chi osserva il disastro?

Interessante. Questo deve essere investigato. Alla fine, la domanda cambia un po’, perché non si tratta neppure di un semplice “io sono”.

Ci sono diverse modalità con cui la mente funziona. Una di queste è il suo essere attiva, impegnata, intenta a fare cose.

Un’altra caratteristica è che è silenziosa e che rispecchia. Quando sentiamo che la cosa importante è il rispecchiamento, che in realtà vuol dire non fare molto. Gli specchi sono fatti per non fare molto. Non funzionano se li muovi continuamente.

Sii semplicemente quel rispecchiamento. Prima di tutto, ciò che vedi nello specchio non è molto bello, non molto attraente. Sì, ma non siamo qui per farci il trucco.

Vuoi fare un po’ di chiarezza. Quindi c’è quella prima sensazione che… è possibile farlo.

E poi diciamo che c’è un passaggio da fare. Vuol dire che tutto quello che devi fare è non cambiare nulla. Non devi essere diverso da come sei. Basta restare fermo.

Questa è la tua azione. Se vuoi mettere lo specchio su un supporto, cosa ideale perché tende a tremare e cadere facilmente, aggancialo al tuo corpo.

Quindi cosa vuoi dire? Vuol dire sedersi con la schiena dritta, percepire il proprio corpo e l’energia di quel corpo stabile che funge da sostegno per lo specchio. Così lo specchio non cambia la sua direzione. Non è perchè io ho fatto qualcosa, lo fa da solo.

Perché questa è la natura del funzionamento del sistema: come il corpo e la mente riflessiva, o il cuore, che è un altro modo per dirlo, lavorano insieme. L’energia del corpo si manifesta attraverso il cuore, oppure si può dire che l’energia del cuore riempie il corpo, ma c’è una relazione simbiotica.

Quindi se il corpo è relativamente stabile, eretto, comodo e rilassato, sosterrà lo specchio in modo fermo, ma senza rigidità, perché i corpi non sono rigidi, si piegano e fluiscono. Quindi la stabilità che fornisce lo specchio non è proprio quella dello specchio , ma è sottilmente reattiva, è più simile all’acqua, che riflette ma si muove anche, non per agire, bensì per rispondere in modo empatico.

“Oh, questo sembra doloroso. Come ti senti? Non è necessario, trattenerlo, nota quella sensazione: la senti arrivare, tristezza, confusione, e allora la rifletti. Come ti senti? Riesci a restare con quella sensazione? Puoi essere paziente e aperto verso di essa, senza cercare di cambiarla?”

Quindi c’è un limite a ciò che ti viene chiesto: stai con questo, e poi, emergono altre cose. C’è forse un po’ di tristezza, ma l’energia comincia a mitigarsi. Non siamo più stretti e tesi e riusciamo a rendere qualcosa più morbido.

Oh sì, e poi cosa succede? Quello che sta accadendo è che si rispecchia il processo, è che stai entrando nel vero territorio del cuore, piuttosto che in questi involucri.

Quando entri nel territorio del cuore, senza alcuno sforzo particolare, semplicemente mantenendo la calma, emerge una sensazione di gentilezza amorevole. Da dove viene? Non sono stato io a farlo. No, non devi farlo tu.

E’ la natura del cuore. La gentilezza amorevole si manifesta e, con essa, il cuore acquista forza, iniziando a liberarsi dallo stress. Inizia a lasciar andare la necessità di perfezione. Comincia a scrollarsi di dosso la politica delle distrazioni, e del fuggire, dell’evitare, inizio a scrollarmeli di dosso, posso stare con questo, posso stare con questo, è scomodo, ma fa emergere il meglio di me, fa emergere compassione, pazienza e gentilezza amorevole e, mentre queste emergono, il cuore inizia a sentire i suoi muscoli, la sua forza. I i circuiti della saggezza iniziano ad aprirsi, riesci a vedere? Sì, è da lì che siamo venuti, è da lì che siamo entrati, caduti, corsi, saltati dentro la trappola.

Il Buddha dice “So come funziona questa cosa, ho visto questa trappola, questo amo a cui generazioni sono state appese per millenni; l’ho visto, compreso e purificato, e quindi liberato.”

In termini di saggezza, parola potente, panya, la saggezza del cuore è proprio il punto, molto semplice, generalmente c’è una sola parola; la saggezza della mente che è fatta di paragrafi, energie, epiche; la saggezza del cuore, molto semplice, è bloccata. (Ride)

Lascia perdere. È molto semplice. Stai complicando le cose. Quello di cui hai veramente bisogno è capire e diventare consapevole del tuo condizionamento….

No, no, questo è indiretto, questa è la saggezza della mente, che ha una certa accuratezza, ma la vera saggezza del cuore è percepire in questo modo.

Sentire come una voce interiore. Sentirsi come su un tapis roulant. Sembra un tapis roulant. Hai quella sensazione percepita. È come un tapis roulant. Quando la provi davvero, qualcosa ti spinge a scendere da quel tapis roulant.

Non puoi aspettarti che un tapis roulant rallenti. Non è nella sua natura farlo. Non rallentano. Devi semplicemente scendere. Sì. È lì, vedi lo spazio in quel momento di vera saggezza, quello che viene chiamato, in modo complicato, l’orizzonte delle Quattro Nobili Verità.

Senti davvero lo stress come se corressi su un tapis roulant. In quel momento ti chiedi: perché sto correndo su un tapis roulant? Perché ho la sensazione che così riuscirò ad arrivare da qualche parte. Arriverò da qualche parte correndo sul tapis roulant.

Perché tutti gli altri lo fanno. Quindi, capisci qual è la causa. Io sono. Devo farlo.

Anche tutti gli altri lo fanno. È quello che dovrei fare. Così arriverò da qualche parte.

No, questa è la causa della sofferenza, non del successo. Questa è la seconda nobile verità.

E riconoscendo ciò, chi lo riconosce dice anche: guarda, è come se avessi aperto uno spazio nel cuore. E invece di stare su uno stretto sentiero che corre in mezzo a tutto questo, puoi semplicemente scendere.

C’è uno spazio fantastico nei circuiti della saggezza, nel campo della saggezza, nel campo del cuore. Poi iniziamo a mettere insieme il quadro, ok, ora questo è quello che dovrai fare. Puoi evitare di farlo.

Puoi fare questo, puoi fare di più di questo e meno di quell’altro, questo è del tutto irrilevante. Inizi a vedere un percorso che lavora nell’intimo. Sono una persona dipendente. Non voglio andare lì perché so che finirei per rimanere agganciato.

E’ così. E vedi i segni. I segni chiamati nimitta. Puoi percepirli. I segni sono cose come un bagliore improvviso e impetuoso. Wow, un bagliore intenso. Significa che devi arretrare, non afferrare.

Vedi il segnale, percepisci l’impatto di quel bagliore impetuoso. Vedi e ascolti i segnali. Bene, ma uno di questi, poi quello e quello….. No. Tutti fanno questo, nessuno se ne accorge, tutti fanno così. (Ride)

No. Vedi i segnali, li ascolti e sai che quelle sono le voci, quelle sono le immagini, quelli sono i manifesti dell’illusione, e li vedi, li conosci, li vedi ovunque, le pubblicità sono solo splendidi esempi di illusioni.

Assurdità ben concepite e attraenti, accattivanti, eppure funzionano. Così vedi il segno e capisci che è un segno potente, quindi fai un passo indietro,

Vediamo i segni dell’odio, quanto è facile farli nascere, come quando puoi arrivare ad odiare le lumache. Sì, certo, non voglio averle nel letto, ma hanno il loro posto sul pianeta come tutto il resto. Ma mangeranno la mia lattuga, anche tu mangerai la tua lattuga, e a loro non importa cosa mangia una lumaca o cosa mangi tu, quindi è un dare e avere.

Inizi a vedere il segno, non voglio concentrarmi sull’odio, voglio invece dire: guarda bene… e di nuovo: di chi è questa lattuga? (Ride) Sono le lattughe della terra, vero? La Terra non dice oh, questa è solo per gli umani, dice: eccola qui.

Cos’altro può conquistare una lumaca? Non può andare al supermercato. (Ride)

Così si vedono cose del genere, che suscitano un sentimento di avversione, quando cominciamo a balbettare per indignazione e paura perchè loro distruggono tutto…!

No, l’odio distrugge tutto. Vedi gli animali, le altre persone, ci sono fobici di tutti i tipi, antisemiti, islamofobi, questioni legate al colore della pelle, sai com’è, la fobia dell’anno. Possiamo odiare le persone, trovarle sgradevoli per qualche loro caratteristica, e poi decidere che sono, non so, barbari, sediziosi o violenti o qualcosa del genere. Beh, sai chi non lo è! (Ride).

Quindi, il segno dell’odio. Vedo il segno. E quanto è accattivante.

Com’è facile odiare. Com’è facile essere bravi odiatori . È davvero atroce. Vedo i segni.

Poi ti rendi conto che tu custodisci, proteggi, nutri e hai come riferimento l’unica vera guida che puoi trovare, e non è lontana: è tanto lontana quanto smettere di reagire o riconoscere le reazioni. Invece di reagire, vai nel corpo. Se ti senti agitato cammina avanti e indietro. Se ti senti stanco e oppresso inizia a muovere le braccia. Sentendomi travolto dai pensieri usavo fare le verticali perché era l’unico modo per smettere di pensare: la testa smetteva di funzionare per un po’. (Ride)

Ma poi per arrivare ad una relazione più gestibile con i pensieri., per ascoltare i pensieri…c’è quell’ansia senza fine di dover preparare tutto e curare ogni dettaglio, di assicurarsi che nulla vada storto o fallisca, di accertarsi che sto facendo tutto bene, perché tutto dipende da me…. Devo quindi pianificare tutto in anticipo e assicurarmi di essere davvero presente a tutto….

Non si tratta di smettere di pensare, ma di gestire l’emozione, che a sua volta si basa su una psicologia fondata sull’efficienza relazionale: “io sono da solo”; “io sono solo”; “lei deve far tutto”; “lui deve farcela da solo”. Da questo nasce un intero modello sociale che ruota intorno a questo paradigma. Milioni di persone per le strade che devono affrontare tutto da sole. Diventa una sorta di triste realtà.

E quindi il tuo percorso di dhaarma, il tuo compito di dharma diventa riconoscere questo e dire: se oggi posso aiutare anche solo una persona a non sentirsi sola, questo è un gesto che ha valore.

Riconoscendo che probabilmente siamo tutti nella stessa situazione assediata, con la necessità di cavarcela da soli. Ci sono milioni di altre persone intorno a noi.

Insieme potremmo farcela, possiamo far funzionare le cose e possiamo ridere dei nostri fallimenti e superarli.

Può esistere quell’impulso del cuore che non si limita a pronunciare la parola, ma che spinge a compiere l’azione? Smettere con le caricature e gli stereotipi del tipo «quello è il cuoco», oppure «quello è il tassista» o qualsiasi altra etichetta, e invece dire “ciao, come va per te?”

È davvero così difficile? Non è poi così difficile, ma si tratta di interferire, di fermare il programma…. Ho da fare, me ne vado.. (Ride).. Prendersi quei dieci secondi, fa parte della pratica ed è una cosa di valore, perché stiamo imparando ad agire con il cuore. Stiamo imparando a scendere dal tapis roulant, ad uscire dalla trappola, e lo stiamo mostrando agli altri. “Ehi, non ti considero un programma. Potresti pensare di esserlo, ma io ti vedo come un altro essere umano”.

E solo questo, è così difficile? No. Dimenticarlo è estremamente facile, molto facile. Ecco perché dobbiamo praticare e allenarci. I movimenti che compiamo non provengono da programmi di ignoranza o di illusione, né siamo semplicemente bloccati nell’inerzia; ma stiamo agendo, cogliendo quei momenti e quelle opportunità per compiere le piccole azioni che possiamo fare, che ci ricordano, a tutti noi, che noi non siamo quel programma.

“Io ti vedo così. Se tu non ti vedi in quel modo, io ti vedo così”.

E questo buttarsi fuori dalla linea è un dovere fondamentale, che può essere realizzato. Questo ci porta a fare un passo indietro a prendere distanza, a non farci spaventare da ciò che vediamo, a fermarci, a fermare il programma. Se è per 10 secondi, ferma la saga del programma. abbandonalo, rinuncia, senza tornare in carreggiata; quella è la cosa importante.

E più riusci a fare un passo, un passo indietro, e mantieni il distacco, apri il cuore, e mantieni il distacco con ciò che vedi e senti di te stesso. La sensazione va e viene, cambia, cessa: ferma la reazione, ferma il programma, ferma il riflesso, fermati e aspetta fino a che arriva la voce, il movimento, il movimento innato del cuore, che emerge per diventare amore, verità, sensibilità etica, rispetto e saggezza. Questo è il nostro movimento del Dhamma.

[a cura di Silvia Ventriglia]