Dalla newsletter Tracce di Dharma, 19/09/2025

 

Come comunità, che segue le regole dell’insegnamento buddista, siamo consapevoli che esiste una ricca iconografia del Buddha, anche qui in questa stanza dove ci troviamo.
Senza dubbio, nella tradizione tibetana monastica come pure nelle altre tradizioni, molte di queste raffigurazioni riflettono il significato profondo delle parole del Buddha e rappresentano un punto di riferimento stabile, aperto, saggio, integro. Ci trasmettono queste capacità. Spesso sono utilizzate come decorazioni, ma non è questo il loro vero scopo. Piuttosto, esprimono il bisogno che la mente ha di risuonare con qualcosa che ispiri fiducia, sicurezza, chiarezza e il Buddha rappresenta tutto ciò a molteplici livelli attraverso la forma umana. Questa possibilità fa parte dell’essere umano, di questa forma che incarniamo.

Il Buddha ci dice che proprio in questo corpo nella sua coscienza, nelle sue percezioni e sensazioni c’è il sorgere del mondo, il passaggio attraverso il mondo e la via verso la fine del mondo. Abbiamo una forma umana e l’intero mondo della nostra esperienza si raccoglie attorno ad essa con le sue molteplici sfaccettature. Il Buddha vigila su tutto questo.

Che cosa significa per noi? Andiamo oltre l’apparenza delle immagini per coglierne la natura intrinseca ed approdare ad una profondità radicata. Il Buddha tocca la terra ed incontra il mondo con la mente della compassione e dell’apertura, stabile e radicato.
Egli insegna a partire dalla qualità chiamata anukampa. Anukampa significa risuonare con, essere empatico.

Ritorniamo alla diretta semplicità della nostra pratica, accogliendo ogni suggerimento, metafora o immagine in grado di evocare in noi una sensazione che superi il piano fisico. È un’esperienza profonda che si manifesta come un’energia radicata, aperta e di costante sostegno.

E’ qualcosa che tutti gli esseri umani possono realizzare. Abbiamo la forza, l’onestà e l’integrità: sono qualità che fanno risuonare in noi quel senso di autenticità che proviene dalla stabilità di una presenza che non vacilla e che si percepisce nel corpo, in qualsiasi sua parte.

Ci soffermiamo sull’effetto di risonanza di sati nel corpo – lo sosteniamo con presenza affinché diventi pervasivo. PAUSA

Questo corpo non è qualcosa che noi vediamo, ma un organismo che vede da sé, ci sintonizziamo con ciò che prova quando è ricettivo: che cosa c’è intorno? Lasciamo affiorare le impressioni della sua presenza, espandendole e lasciandole fluire.
Chiediamoci che cosa c’è ed iniziamo proprio da qui. PAUSA

Percepiamo ciò che noi chiamiamo il nostro corpo che si manifesta come un’esperienza di una certa consistenza e calore. Entriamo in contatto con la qualità ritmica dell’inspirazione e dell’espirazione che spinge verso i suoi confini. Sappiamo che c’è un punto dove il corpo sembra finire. E che cosa c’è proprio lì in prossimità del suo confine? Il confine della pelle è l’apertura verso lo spazio. Possiamo sentirci al sicuro, liberi da ogni pressione e presenti a ciò che stiamo vivendo: sensazioni che affiorano dalla schiena, dalla testa, dal volto. Percepiamo i confini del corpo con un profondo senso di sicurezza. C’è qualcosa a cui vogliamo aprirci? In particolare, proviamo ad accogliere le sensazioni di benessere ed agio.

La presenza vigile del Buddha supervisiona costantemente. PAUSA

Osserviamo il nostro modo di esprimerci, le percezioni del contatto e le qualità elementari: calore, spazio, fluidità per mantenere una consapevolezza diffusa e un’attenzione benevola sull’intera nostra forma e le sue qualità.

Possiamo percepire il flusso e riflusso del respiro, riconosciamo l’inspirazione attraverso un’espansione; il corpo si espande nello spazio e con l’espirazione si contrae entro lo spazio e ci pervade lievemente.
E’ una semplice trasmissione ritmica di energia: “Che io possa essere libero”. PAUSA

Il fluire di questa energia si diffonde nell’intera forma del corpo, ne attraversa la densità e consistenza. E’ importante usare questa esperienza per focalizzarci sulla mente-cuore, chitta – una consapevolezza sensibile, libera dall’agitazione, dalla pressione e chiusura. Dove incontriamo quella trasmissione di energia che dà un senso di stabilità e benessere, considerando che il corpo può presentare parti contratte o intorpidite? Ne cogliamo il segno e ci soffermiamo su quella qualità, finché la mente ne viene nutrita e arricchita.

Quando la mente è pronta e si rasserena, possiamo anche accogliere le parti contratte e a disagio; lasciamo che l’energia del cuore semplicemente entri in contatto. Respiriamo attraverso queste aree instabili e agitate, rimanendo presenti. Non occorre modificare né adattare nulla, è sufficiente essere in risonanza e in ascolto. Queste sono tutte capacità della mente. PAUSA

In questo modo è come aver stabilito una base dove possiamo essere noi i padroni di casa nei confronti di qualsiasi ospite si presenti, inclusi fenomeni strani e manifestazioni inconsuete. Ci chiediamo: “Com’è? La saggezza riesce a discernere? Posso stare con ciò che c’è?”
Usiamo sati, la consapevolezza stabile e radicata. Di cosa ha bisogno per completarsi?

Di che cosa c’è bisogno qui? Questo è il modo in cui possiamo realizzare la presenza incarnata.
Lasciamo la domanda aperta ed evitiamo di rispondere con un pensiero od una strategia.

[Traduzione a cura di Grazia Cafolla]