Ajahn Sucitto

2018/07/01

Prendere coscienza delle sensazioni che sorgono nel corpo. Non agire immediatamente, la consapevolezza è aperta e non invadente. Notare le tendenze a favorire e opporsi.

Quindi invito le persone a praticare in posizione eretta per circa 15-20 minuti. E’ particolarmente evidente che nello stare in piedi il corpo deve trovare uno spazio e mantenere un equilibrio. Non è un’idea. È un adattamento automatico. Pratiche da imparare a seguire piuttosto che a guidare.

Seguire il corpo mentre entra nella nostra esperienza. Una serie di pressioni. È il corpo che si alza. Con questo non voglio dire stare in piedi o seduti. Voglio dire la manifestazione dei fattori corporei, la pressione, il calore, il piacere, il disagio. Quindi, seguirlo, osservare come l’esperienza del corpo entra nella nostra consapevolezza e non determinare come dovrebbe essere e senza portarsi dietro una mappa di mani e spalle.

Come fa “qualunque cosa sia presente” a entrare nella consapevolezza e mantenere lo spazio del non sapere intorno a tutto questo? Riconosciamo la sensazione. La sensazione è il sorgere dell’esperienza. Prima ancora di arrivare alla definizione, c’è proprio la sensazione, il contatto, la sensazione.

Prenditi un po’ di tempo, controllando qualsiasi impulso di andare avanti o di far accadere qualcosa dopo che è sorta una sensazione. Sensazioni di calore, pressione e assenza di pressione, sensazioni più sottili dove quelle più forti si placano, tracciando la sensazione, il suo emergere e poi il momento in cui non è più presente e il punto in cui finisce o si placa, seguendo il fatto che non è realmente nel tempo, è solo una parte di come la sensazione si manifesta, quindi bisogna solo trattenere la mente, se così si vuol dire, per permettere alla sensazione di completarsi pienamente o di muoversi o di attraversare quel processo. Potrei interpretarlo come qualcosa che sale lungo la schiena e poi c’è uno spazio.

Potrei interpretarlo come se mi salisse lungo la schiena e poi su per il collo, per poi cambiare in qualche modo.

Ma senza esagerare, senza dare troppo peso alla descrizione, solo con apertura verso la sensazione fisica, solo la qualità dell’apertura, della non intrusività. Questa qualità di apertura e non intrusività consente una risposta più sottile o un rispecchiamento nella tonalità mentale che potrebbe essere semplicemente aperta
come una vocale senza suono.

Oppure potrebbe sorgere una tonalità emotiva . «Seguire una sensazione di consapevolezza (sati) e presenza mentale è sempre il senso di “non agire ancora”, “non ancora”, limitandosi a custodire lo spazio. Quando i toni (emotivi) diventano agitati o frenetici, ho la sensazione di stare semplicemente verificando ogni interpretazione: percepire la sensazione in quanto tale, proprio come se si sentisse qualcosa che si contorce, pulsa, scorre o si blocca. L’apertura attorno a tutto ciò non è qualcosa che cerchiamo di far accadere o di trattenere, ma l’onestà stessa di percepire la sensazione è, di per sé, un’apertura. Il non-forzare, il non-dirigere è già questa qualità di apertura; questo è il disimpegno. E poi l’impegno, in quanto tale, consiste nel dare un nome: “calore”, “formicolio”, “pressione”, “scorrimento”, “tensione. Dare voce alla sensazione in modo molto semplice, il più semplicemente possibile, essa diviene evidente» E dai voce alla sensazione mentale, ovvero: essere d’accordo o in disaccordo, favorire o opporsi, resistere o trarne piacere, o lasciare che ogni cosa si calmi. Imparare a dire la semplice verità, perché se non diciamo la semplice verità, esprimiamo solo complicate proliferazioni mentali.

Quindi, con i vostri tempi, se volete tornare alla meditazione seduta, prenderemo ciò che di utile è emerso.»

[Traduzione a cura di Donatella Masci]