Questo è uno dei modi in cui Il Buddha ha descritto il suo insegnamento. Egli dice: insegno il karma e la fine del karma. Insegno il karma, l’azione, l’azione intenzionale, l’azione che non avviene per caso ma per intenzione.

Insegno la fine del karma, la fine dell’intenzione, il nibbana, la cessazione delle cose. Questa è un’istruzione molto breve che il Buddha ha poi ampiamente sviluppato. Tenete presente che la comprensione del karma da parte del Buddha è stata una delle sue tre potenti conoscenze.

E’ stata la conoscenza centrale nella sua notte di risveglio. La prima consapevolezza è che questo nostro essere qui non è un evento unico. È un’onda in un mare, un oceano di rinascita. Assume questa forma, la prossima volta un’altra forma, e ancora un’altra volta un’altra forma.

Questa è stata la sua prima realizzazione. La seconda realizzazione è che il modo in cui questa onda si muove, la direzione che prende, indipendentemente dalla persona, dipende dalle azioni buone e cattive.

Il karma non abile, chiamato karma oscuro, guiderà e indirizzerà quell’onda di rinascita in una direzione. Un’azione abile invierà quell’onda di rinascita in un’altra direzione. Da una parte va verso un luogo oscuro, confuso, intricato, amareggiato, doloroso e afflitto, dall’altra parte questo cammino conduce a un luogo luminoso, bello e nutriente.

Karma luminoso, karma oscuro. Avendo compreso questo in profondità, cosa lega una persona alle sue azioni? Ripeto, cosa lega il cuore all’azione? Abbiamo il chitta, quindi il chitta produce chittana.

Il cuore genera intenzione, direzione, impulso, motivazione, interesse e desiderio, sia per il bene che per il male. Produce tutto questo e lo segue. Che cosa lega il chitta a queste azioni? Naturalmente, molti insegnamenti, religioni e simili insegnano a compiere azioni buone e a evitare quelle cattive, definendo in vari modi cosa sia un’azione buona e cosa una cattiva.

Ci sono molti dettagli su questo. Il Buddha ha detto che questo legame del cuore con l’azione può cessare. Nessun altro insegna questo. Cosa significa? Significa che un impulso può, molto semplicemente, e puoi accorgertene tu stesso, sorgere per fare del bene o del male o comunque per fare qualcosa, e qualcosa può fare un passo indietro da quell’impulso e lasciare che l’impulso, non seguito, svanisca. Ah, cos’è quel qualcosa? Come mai il cuore non deve necessariamente seguire gli impulsi o la volontà? Abbiamo una scelta. Esiste una scelta. Così insegna il Buddha, e in quella scelta si distingue tra il cuore stesso, che è conoscenza, sveglio, saggio, chiaro e vede con chiarezza, e l’azione, che compie le cose.

Due cose diverse. Una è semplicemente vedere chiaramente, con saggezza, senza chiudersi. E si chiama saggezza. L’altra è un’energia che si muove verso l’esterno. Ogni impulso prende un po’ di energia dal cuore e la indirizza in una certa direzione.

Puoi accorgertene da solo. Puoi dire: mi sono davvero perso in quella cosa. Mi sono davvero coinvolto in quello. Sono stato completamente travolto. Cosa è successo? Ho perso davvero l’equilibrio in quello. Cosa è successo?

Il tuo cuore è stato trascinato da un impulso e non c’era abbastanza chiarezza o saggezza per fare un passo indietro. A volte questo può causare seri problemi quando perdiamo l’equilibrio e ci ritroviamo coinvolti in qualcosa che continua a scorrere, e restiamo intrappolati in questo tumulto.

E questo può portare a conseguenze molto dolorose. Iniziamo a discutere: “Ti sbagli. Hai sbagliato, l’hai detto male”. Poi arriva la risposta: “Beh, penso che tu ti sbagli”. “Beh, sei un idiota”. “Beh, anche tu sei un idiota. Tu sei un idiota”. “No, sei tu quello più idiota”. “Beh, ti do una pugno per questo”. E così va avanti. “Farò venire i miei amici a scontrarsi con i tuoi.” È così che va avanti.

Diventa sempre più grande e più grande e più grande. E la persona saggia dice: “Mi dai dell’idiota. Forse hai ragione, o forse ti sbagli. Io non raccolgo. Perché dovrei? Cosa succede dentro di te quando mi chiami idiota? Se hai qualcosa da dire per correggermi, ti prego di farmelo sapere. Non ho bisogno di rabbia né di cattiveria, e neanche tu ne hai bisogno. Possiamo correggerci a vicenda senza doverci insultare”.

In questo modo fermiamo un impulso avventato, facciamo un passo indietro e poi vediamo che c’è la possibilità di trasformare la discordia e l’incomprensione in comprensione: buon karma.

“Va bene, vedi qualcosa? Sto causando un problema? Non devi odiarmi, per favore dimmi solo che se ne può parlare.”. Poi vengono l’amicizia, l’armonia, la crescita. “Oh, grazie mille. Non lo sapevo. Oh, va bene. E ora sai come esprimerti meglio. Hai imparato qualcosa, anch’io ho imparato qualcosa”.

Buon karma. Ogni volta che interrompiamo quella connessione impulsiva e compulsiva con la reazione, che è karma cieco, un karma senza saggezza, la reazione… Voglio dire,f ermala. Non può essere qualcosa di buono. La reazione non può essere buona perché non c’è saggezza in essa.

Fermi quello, sperimenti qualcosa che si ferma. Un po’ di karma si sta fermando. E non solo il karma immediato di quell’azione, ma anche la tendenza a lungo termine, la propensione a lungo termine ad agire in modo cieco.

Quindi ogni volta che interrompi una reazione, ogni volta che blocchi un impulso cieco, indebolisci il potere della cecità e dell’ignoranza di prendere il controllo. E il cuore si libera. E in questa libertà, senti, ora possiamo fare del bene.

O forse ora semplicemente rimaniamo in quella libertà, ponendo fine al karma. Che cosa lega il cuore alla sua azione? Puoi chiamarlo in molti modi: upadana, attaccamento, o molto semplicemente identificazione.

Identificazione con l’azione. Io sono l’attore. Io faccio. Io agisco. Sono io. Quello sono io: quando arrivano le parole Io e Me, tutto diventa più intenso. Tu lo fai. Io lo faccio. Davvero? Questo è importante. Tu dici qualcosa. Io dico qualcosa, ed è importante. Solo perché l’ho detto. Tu dici qualcosa, sì, ok. Vuoi qualcosa, io voglio qualcosa, e se voglio qualcosa, è davvero importante.

Se vuoi qualcosa, penso che dovresti imparare a lasciar andare il tuo desiderio.

Facile. Facile da insegnare ad altre persone. Molto difficile da insegnare a se stessi. Perché questa grande e pesante cosa chiamata Me che si mette in mezzo… e questa cosa detta Io…, questo è il problema. Perché quando la osserviamo e la esaminiamo attentamente, chi è veramente questa persona?

Chi è questo Io? Chi è questo Me? È solo un’abitudine. La fine del karma è un processo molto profondo. Prima di tutto, si tratta semplicemente di trattenersi. Ogni volta che ti trattieni un po’, succede qualcosa di simile: “E ma io? E io?…” Fermati. Fermati. Non preoccuparti. Va tutto bene., quel Me che era così importante, così bisognoso, così disperato, oh, in realtà non ha importanza.

Dove è andato? Dove è andata?

La vita monastica ne dà molti esempi, perché fondamentalmente la vita monastica riguarda sila, la moralità, ma anche il fatto di non ottenere ciò che desideri. La maggior parte riguarda il non ottenere ciò che desideri. Viene chiamata punizione, per alcune persone, per noi è solo pratica. Non puoi averlo.

“Ma io, io, io…. ma io lo voglio.” Non importa se lo vuoi. Devi vivere con quello che ti viene dato. “E io, io, io?” Non puoi averlo…. Va bene, sto bene. “Ma non è giusto.” No, non è giusto. Ma cosa significa essere giusti? Sai, abbiamo molti modi per giustificare i nostri desideri. “Me lo merito.” “Tutti gli altri ce l’hanno. Non è giusto. Io comincio a innervosirmi. Non è giusto. Non è corretto. Tutti gli altri possono averne uno.”

Perché dovrei averlo io? Chi sta parlando adesso? Chi parla? Chi parla? Sta parlando un idiota.

E poi inizi a pensare, va bene, diamo un’occhiata ad alcune di queste parole. “Non è giusto”. Va bene. Quindi, quando guardi a quello che gli esseri umani hanno fatto a questo pianeta…. abbiamo chiesto agli animali di scegliere se volevano rinunciare alle loro terre? O le abbiamo semplicemente prese? Sì, le abbiamo prese.

Abbiamo chiesto agli animali dove preferivano offrirci i loro corpi da mangiare? Oppure li abbiamo semplicemente uccisi? Li abbiamo uccisi. Hanno detto che non è giusto?

Come mai una creatura, l’essere umano, ha conquistato oltre il 95% del pianeta, mentre tutti gli altri animali sono stati spinti verso la morte? E’ giusto? No, non lo è.

Che cos’è giusto? Se ci pensi, da dove viene questa parola? Guarda l’ineguaglianza persino tra gli esseri umani: alcune persone sono disperatamente povere, altre sono incredibilmente ricche.

È giusto? No, non è giusto. Giusto. Diciamo: non usare queste parole per nascondere la tua rabbia e il tuo desiderio. Comprendi la rabbia e il desiderio. Va bene, c’è rabbia e desiderio. Non va bene, non va bene per me. Non sto bene così.

Non mi interessano queste cose. Sono davvero preoccupato per lo stato del mio cuore.Questo è il modo in cui un praticante si allena.

Così ad esempio, notiamo che spesso passiamo in rassegna tutti i contenitori del cibo. A volte, nel monastero, quando arriva l’ora del pasto, può darsi che qualcuno abbia messo fuori delle torte speciali.

Oh, molto bello. Oh, sei torte. Oh, molto bello. Sei torte. Dieci monaci. Oh, cielo! Oh, cielo! Problema. Quindi sono il monaco anziano, il primo davanti. Oh, una di quelle torte è per me. Ora che sono il monaco anziano, penso che dieci monaci, sei torte, non sono per me.

Lascia andare. Passa oltre. Lasciale a loro. Meglio così. Non avevo bisogno della torta. Non avevo bisogno della torta. La torta, e allora cosa? Ma così gli altri possono averla. Mi fa sentire bene. Io scelgo. Io scelgo. Rinuncia. Mi fa bene. Mi dà forza. Mi rende felice. Molto semplice. Tu ce l’hai. Io non lo voglio. Molto meglio.

Quindi vedo l’impulso che ho. È meglio osservare quel mio impulso, metterlo davvero in discussione. Si basa su cose materiali. Riesci a lasciarlo andare?

Come è stare senza? Se si basa su principi morali, no, non posso. Qualcuno dice, sai, tutti lo fanno. Prendi un drink, prendi un drink, prendi un drink, sii socievole, sii amichevole. Tutti gli altri lo fanno. Non creare problemi. Lascia andare le tue idee e opinioni.

Grazie… no, lascerò andare quella cosa. La apprezzo di più così. Fai come ritieni opportuno. E poi, se decidi questa cosa da solo, gli altri dicono Oh!

Forse alcune persone dicono: che stupido. Ma altre dicono: Ah, sta prendendo le sue decisioni. Lo rispetto. Sì, lo rispetto. Qualcuno si schiera per ciò in cui crede, senza creare problemi agli altri.

Quindi tu fai quello che vuoi, io non lo sto facendo. Un non-coinvolgimento così pacifico, così tranquillo. E forse in questo modo, gli altri pensano che sia davvero una buona cosa. “Gli chiederò perché non lo fa. Lo scoprirò. Forse ha ragione”.

Questo è il modo in cui, assumendoci la responsabilità del nostro karma, mostriamo agli altri chi siamo. Anche tu puoi riflettere in profondità. Anche tu puoi pensare a lungo termine. Anche tu puoi tornare a qualcosa che non ti abbandona mai, neanche se te lo dimentichi.

Questo cuore. Non è un’emozione, ma un senso di integrità equilibrata. Ciò che è luminoso, chiaro e retto, ciò che riguarda il mio benessere e quello degli altri. Questo è il vero tesoro da custodire.

Chi rimane fedele a questo non avrà motivo di rimpianto. Persone sagge si raduneranno intorno a lui. E anche coloro che desiderano imparare si avvicineranno. Questo rappresenta il karma e la sua conclusione. È ciò che il Buddha ha insegnato e ciò che ha praticato per tutta la vita.

Lui certamente manteneva l’azione, ma un’azione senza aggrapparsi all’idea di: Io sono questo. Dico la verità, ma non pretendo di essere vero, di avere ragione o di essere il migliore. No, dico solo la verità. Dico la verità non per convincere gli altri.

Senza attaccamento. non per ottenere una ricompensa, senza attaccamento. Nessun senso di Io sono questo, quello o quell’altro;, semplicemente: dì la verità perché la verità deve essere detta. Nessun attaccamento. Questa è la verità. Pratichiamo in questo modo, ponendo fine al karma e a quell’impulso.

Quindi questa è una cosa che possiamo coltivare. Molto semplice, molto immediata, proprio adesso. Per entrare più nel dettaglio, come ho detto, Buddha ha insegnato il karma oscuro, il karma luminoso e il karma mescolato.

Questo accade quando facciamo cose che generano cattivo karma, cioè quando l’impulso prende il sopravvento. La cosa peggiore è quando sai che ha preso il sopravvento e continui a seguirlo. A volte succede senza che tu sia davvero consapevole.

Oh cielo. A volte è così. Stamattina sono entrato e ho preso l’accendino per l’incenso, quello che si usa per accendere l’incenso. Ho afferrato la parte sbagliata, l’ho acceso e mi sono bruciato la mano. Come puoi vedere, c’è un ugello e un manico con un interruttore al centro. Ho preso l’ugello, ho premuto l’interruttore e un getto di fuoco mi ha colpito la mano.

L’ho lasciato cadere subito. Questo si chiama ignoranza. Un’ignoranza comprensibile, ma comunque ignoranza. perché non sapevo, ma appena me ne sono accorto l’ho lasciato andare, e ho pensato di non fare più quell’errore.

Il karma sciocco è quando prendi qualcosa che ti brucia e continui a tenerla stretta, dicendo: Ma io lo voglio, mi fa bene, devo farlo. È un mio diritto. E ti stai bruciando. Peggio ancora, lo prendi e dici anche ad altri di farlo. E la situazione va davvero peggiorando.

Quindi, quando c’è un po’ di ignoranza, te ne accorgi e ti fermi subito. Quindi il karma dura un po’, ma poi finisce. Non ci sono molti risultati negativi. La maggior parte di noi deve fare così: sbagliare, riprovare, lasciar andare e ricominciare. Questo puoi farlo. Non devi continuare a insistere.

Per quanto riguarda il karma mescolato, in un certo senso sappiamo che qualcosa forse non va bene, ma magari, sai….

Il mio cane ha le pulci. Beh, il cane sta soffrendo. Ha le pulci. Non so, forse dovrei fare qualcosa. Forse dovrei portarlo da qualche parte. Potresti fare qualcosa per sbarazzarti di queste pulci? Lo porti da qualcuno e dici: Il mio cane ha le pulci; Ah si, il tuo cane ha le pulci. Sarebbe bello se non avesse le pulci. Oh, sì. Puoi occupartene? L’altra persona risponde: va bene.

E uccide tutte le pulci. Bene, il cane è felice. Tu sei felice. Le pulci no. Questa si chiama mescolanza. Ci sono buone intenzioni e buone azioni, e anche alcune cattive. A volte succede così. Non possiamo sempre sapere con certezza cosa è giusto e cosa è sbagliato, e questo ci confonde un po’.

Non è molto chiaro. A volte non è così facile fare esattamente la cosa giusta. Quindi fai del tuo meglio. Non ho niente da mangiare. Ok, non ho niente da mangiare. Devo proprio mangiare qualcosa. Sai, se vedo un pesce, mangio il pesce. Forse non avevo davvero scelta. Forse allora proverò a prendere delle uova di pesce per creare più pesci. Cercherò di ripagare. Questo è meglio. Mescolato. Mescolato.

E poi il karma luminoso. Sai perchè luminoso? Non solo perché gli altri lo approvano o perché è scritto nel libro, ma perché nel profondo del tuo cuore sai che questo conduce a qualcosa luminoso e vero. Inoltre, ha la capacità di incoraggiare gli altri e costituisce la base per la fine del karma.

Perché, vedi, è così che coltiviamo questi potenti fattori di illuminazione. Coltiviamo il Nobile Ottuplice Sentiero, quell’azione karmica che compi e che ti guida lontano dall’azione compulsiva, dall’ignoranza e dalla confusione, e verso un’azione che puoi abbandonare subito perché non sei attaccato ad essa.

Fai qualcosa e poi lo lasci andare. E va bene così. Non ti aggrappi cercando una ricompensa. Impari a perdonare gli altri invece di aggrapparti. Questo porta anche a uno stato mentale in cui il cuore diventa così forte e limpido da poter abbandonare il senso, quel senso molto potente, dell’Io sono. Questa sono Io.

Questo è molto profondo. Illuminazione. Quindi, quando il cammino si sviluppa in questo modo, si parla di fattori di illuminazione: consapevolezza, indagine, energia, gioia elevata, calma, mente raccolta, equanimità, equilibrio.

In questo modo, la saggezza naturale del cuore, quella capacità innata di riflettere e di essere consapevoli, viene stabilizzata, raccolta, rafforzata e aperta alla pace interiore.

Non c’è pregiudizio, nessun pregiudizio soggettivo. Non è una questione di volere questo o non volere quello, ma solo di pace ed equanimità. Si dice che questo è il luogo dove la base dell’azione non trova posto. C’è un’azione con cui ci identifichiamo e che scaturisce dal cuore, e il cuore stesso può fare un passo indietro.

E’ la fine del karma fresco e poi c’è la pratica profonda, che mi dà una base stabile. Io sono questa coscienza. Io sono queste percezioni. Io sono questa sensazione. Io sono questa mente. Questo sono io. Qui è dove sono….Anche questa base si dissolve.

Finisce. Ed emerge la necessità di coltivare la meditazione per realizzare ciò di cui parlava il Buddha. Solo quando i fattori dell’illuminazione sono pienamente sviluppati, portati a compimento e maturati, si ottiene il distacco da questo senso di sé e di identità.

Non camminiamo più dentro un involucro di pelle. Non guardiamo più l’esterno del nostro involucro dicendo: quello sono io. Guardiamo il nostro involucro dicendo: quell’involucro sta invecchiando. E cosa c’entra questo con me?

Questo è già una grande fonte di sollievo. Quando non vivi dentro questo involucro di pelle, né neghi che esista, ma comunque la gente lo vede. Quindi trattalo con attenzione, in modo che le persone non si spaventino, non siano attratte o non perdano l’equilibrio.

Prenditene cura con modestia, silenziosamente. Questo è buon karma. Semplicemente tenere con cura la tua persona, la tua personalità, la tua forma fisica, i tuoi aggregati, il tuo linguaggio, con attenzione. Questo è buon karma. Ma ciò che puoi vedere in te stesso è solo pace e responsabilità.

Questo riguarda i fattori del risveglio. Ora, per coltivare questi fattori del risveglio attraverso la meditazione, dobbiamo essere consapevoli di quanto intimamente questi ostacoli prendano il sopravvento. Ostacoli evidenti, malanimo, irritazione.

Le cose non vanno come vorrei. Qualcuno mi ha deluso. Qualcuno mi ha infastidito. Qualcuno mi ha attaccato. Sì, è vero. È vero. Però ho una scelta. Invece di reagire così, posso dire che questa persona ha compiuto azioni e parole poco abili.

Mi asterrò dal reagire. Calmo la cattiva volontà. La cattiva volontà si posa nel mio cuore e lo fa bruciare. E poi, da quel bruciare, queste scintille cominciano a scaturire. Così metto fine alla cattiva volontà.

E quando mi sento stabile, potrei benissimo dire alla persona: “Signore, signora, ti prego di riflettere con saggezza su ciò che le tue azioni stanno causando. Potrebbe essere stato un incidente, forse non hai capito bene, ma certe cose che dici possono turbare profondamente gli altri. Forse, per rispetto, potresti pensare a un modo diverso di esprimerti.”

E in un certo senso, questo è un buon karma, cercare di guidare qualcuno. Nel frattempo, ti perdono. Perché portare il fuoco nel cuore non fa bene.

Come si fa a perdonare? Si dice che le persone sono le proprie azioni. Ricevono le conseguenze delle loro azioni. Agiscono per ignoranza e confusione. Reagiscono d’impulso. Lo fanno perché altri hanno mostrato loro questo modo di reagire senza cura. Quando finirà tutto questo?

Finisce adesso, quando mi fermo io. Se mi fermo io, forse anche loro si fermeranno. Quando perdoniamo. Va bene, ricominciamo da capo, torniamo al punto di partenza, ricominciamo. Perdoniamo.

Potremmo nutrire rancore verso noi stessi. Sono un idiota. Che stupido. Che idiota a dire certe cose, a fare certe cose 15 anni fa. Non ho fatto questo. Ho fatto quello, capito?

Chi stai attaccando? Qualcuno che non c’è più. Stai attaccando la persona che eri 15 anni fa. Lei se n’è andata. Perché continui a portarla con te? Perché provi ancora rimpianto. Va bene, affrontiamo questo rimpianto. È vero, sono stato ignorante. L’ignoranza ha dominato la mia mente.

Lo stesso Buddha ha riconosciuto che le persone sono afflitte dall’ignoranza. Ma ha indicato una via d’uscita. Non puoi agire con purezza finché non ti risvegli. Avrai delle impurità. Ora è il momento di smettere di rimpiangere e di angosciarti, e di agire in modo responsabile. Agisci adesso. Perdona, chiedi perdono e agisci con chiarezza in futuro.

Non portare rancore verso te stesso. Tutti siamo un lavoro in corso. Nessuno è perfetto. Tutti siamo “work in progress”. Inizi adesso e cominci a capire perchè hai sbagliato, inizi a comprendere e a costruire su questo. Ora capisco. Non provare malanimo verso te stesso.

I sensi sono soggetti continuamente alla brama. Puoi desiderare tutto ciò che vuoi. Puoi mangiare tutto ciò che vuoi. Puoi bere quanto vuoi, e il tuo desiderio non si fermerà mai. Il Buddha disse che, anche se la pioggia si trasformasse in oro, non ne avresti mai abbastanza.

Perché nulla può essere trattenuto. Tutto ciò che ottieni scorre via come l’acqua. Non puoi afferrare l’acqua. Il cuore non può acquisire cose materiali. Devi comprendere questo. Ciò che ottieni è più fuoco, il fuoco della passione, il desiderio di avere di più.

Va bene, ho smesso di desiderare questo, desidererò qualcos’altro. Ho smesso di desiderare le auto, ora desidererò uno yacht. Non importa. Capisci qual è il punto, vai oltre quel punto e osserva l’energia.

Ora bramo stima e popolarità. Le solite cose di sempre. Desidero gonfiare il mio ego, me stesso. Voglio riempire la borsa del mio ego con più prestigio e potere. Non si riempirà mai. Avrà sempre fame di altro.

Guarda. Perché le persone che hanno 100 milioni di dollari vogliono ancora guadagnare di più? Perché chi possiede 100 miliardi di dollari desidera sempre avere di più? Perché sono dipendenti.

Perché non possono dire che sarebbe bello poter condividere tutto questo con gli altri? Che beneficio straordinario potrei offrire. Potrei portare un enorme beneficio se dessi i miei 200 miliardi di dollari e ne tenessi solo un piccolo, misero miliardo per me, che è comunque una cifra enorme. Dare via 199 miliardi di dollari.

Immagina solo il bene che potresti fare, la gratitudine che riceveresti, la bellezza. È così che si diventa sempre più stupidi. Il desiderio acceca le persone.

Poi c’è la torpidezza. Quando diventi intorpidito e assonnato, non riesci più a capire cosa è chiaro perché la mente è tutta confusa. Ti dovresti impegnare a fare esercizio e a controllare gli stimoli sensoriali, così da non sovraccaricarti. Quando ti senti intontito perché ricevi troppe informazioni, poi quando smetti, ti senti “Ugh” (sovraccarico, bloccato).

Non si tratta solo di cibo. Immergersi in giochi per computer, video, e ogni tipo di stimolo. Bene, lo spegni e poi “Ugh” (sovraccarico, bloccato). Perché tutta la tua energia va verso quella cosa che sembra così fantastica.

Se la spegni, non ti rimane più energia. Perciò una persona saggia si trattiene e conserva la propria energia. Ecco perché il brahmacharya è eccellente: semplicemente non usi quell’energia, ma la mantieni dove può trasformarsi.

Così, se lavoriamo su questi tre aspetti, stiamo davvero creando un cuore molto buono, con un contenitore molto stabile e sicuro, libero da questi fuochi: indulgenza, avversione e squilibrio.

Un ostacolo più sottile si presenta quando la mente è irrequieta, preoccupata continuamente di questo e di quello. Questo è più difficile perché la maggior parte di queste cose ci rende irrequieti e agitati….Sì, la casa ha bisogno di riparazioni. Sì, è vero. Sì, bisogna farlo. Sì, è vero. Sì, sarebbe bene sistemare tutto. Sì, è vero. Sì, sarebbe bello ricordare tua zia. È vero. Sì, sarebbe utile parlare con qualcuno. È vero. Sarebbe una buona cosa da fare.

Quando mai finisce? Tu ti esaurisci, ma la lista delle cose da fare non finisce mai. È vero, eppure non finirà mai. E tutta la tua energia si disperderà in cose come: oh, hai una bella casa. Sì, hai un buon lavoro, una bella casa, una buona macchina, ma sei un fascio di nervi.

Perché non avevi abbastanza tempo per la cosa più importante da fare che era meditare. Quindi, quando comprendiamo questo, cerchiamo davvero di assumerci la responsabilità. Diciamo: sì, devo fare questo, ma la cosa più importante è che mi prenda cura degli esseri.

Va bene, la casa non è al meglio, ma va bene così. La cosa più importante è prendersi cura del cuore. È utile seguire le notizie quotidiane, ma non è così fondamentale. La cosa più importante è essere in sintonia con ciò che accade dentro di te. Come ti senti, con il tuo equilibrio e la tua stabilità. Sì, è vero, puoi preoccuparti di quello che avresti dovuto fare, di quello che avresti potuto fare, di quello che potresti essere e dovresti essere, e di quello che pensano gli altri. Sì, questo ha una certa importanza.

Ma non ci sarà mai una fine a tutto questo. Qualunque cosa tu faccia, qualcuno non ti apprezzerà. Qualunque cosa tu faccia, altri penseranno diversamente. Qualunque cosa tu faccia, non finirà mai. La cosa più importante è lasciar andare l’immagine che hai di te stesso.

Alcune persone mi amano, altre no. È così che va. Lo stesso vale per il Buddha. Alcuni cercarono di ucciderlo. Va bene. Quando finirà tutto questo? Lascia andare l’immagine che hai di te stesso e l’inquietudine di voler sistemare tutto nella tua vita.

Fai una cosa giusta nella tua vita. Lascia andare l’immagine che hai di te stesso. Lascia andare la rettitudine, il portare a termine tutto, essere perfetti, sapere tutto, gestire ogni cosa, sistemare ogni problema, fino a diventare un relitto nervoso. Non deve essere tutto così perfetto per essere in pace.

Sai, un buon monastero di meditazione, davvero buono, è abbastanza semplice: non ci sono molte cose di cui occuparsi. Perché si dice che la cosa più importante non è il monastero, ma la mente. Non le cose molto stravaganti. Questo è il monastero migliore.

E guardandoti intorno nel monastero, ti chiedi: chi è l’abate? Non si può dire. Perché l’abate indossa semplicemente le solite vecchie vesti. Non sembra particolarmente importante. Non si atteggia a Io sono l’abate, Io sono il capo, Io so tutto. No, lui sta solo dando una mano, sta solo cercando di aiutare un po’.

Quello è l’abate. È come se chi non sembra l’abate, in realtà lo è. Quello che invece sembra un abate è un idiota. Si atteggia a grande, altezzoso e arrogante, questo qui dentro non serve a molto.

Quelli modesti sono quelli di cui pensi che vanno bene, no? È come quando vedi alcuni frutti al mercato: grandi, grandi frutti rossi lucidi, tutti splendenti e perfetti nella forma. Poi vedi altri frutti, un po’ più piccoli e un po’ contorti.

Il frutto buono è quello piccolo e contorto.Il frutto grande è artificiale. Quindi cerchi i piccoli e contorti. È lì che si trovano i veri tesori, lo sai. Hai quella chiarezza, perché la persona non è impegnata a occuparsi di cose basate su apparenze superficiali, è stabile.

Il dubbio. Il dubbio è un ostacolo molto difficile. Il dubbio riguarda le persone intelligenti che riflettono molto. Questo è ciò che intendiamo per intelligenza: pensare molto. Avere tanti pensieri, pensieri molto dettagliati; andiamo all’università per acquisire ancora più pensieri, pensieri grandiosi, pensieri interessanti, fino a quando siamo completamente sommersi dai pensieri.

E pensi, forse questo è giusto, e forse quello è giusto. Ma potrebbe anche essere quest’altro. E la vera ragione è questa. Da dove viene tutto questo? Qual è la natura dell’universo? Quando ha avuto inizio l’universo?

Di cosa era fatto quando è iniziato? Quando finirà? Qual è la natura di questo? E qual è la natura di quello?

Persona intelligente, pensieri speculativi. Ma il Buddha disse “Ciò che insegno va oltre il pensiero. È dove il pensiero si ferma. Perché la più grande intelligenza consiste nel sapere quando smettere di pensare, quando non è necessario. Evita il pensiero speculativo. Evita un pensiero che è semplicemente inebriato di se stesso.”

Ho un’idea brillante. Un’ottima idea. Inebriato dai pensieri. E la mente non si ferma mai, non scende mai al di sotto del pensiero. Ma non è possibile arrivare alla fine della sofferenza attraverso il pensiero. Non puoi trovare la pace della mente pensando.

E non puoi nemmeno imparare davvero a convivere con gli altri pensando agli altri. Se penso a lei e a lui, mi vengono solo delle idee. Se li ascolto, provo un’emozione.

Ecco perché lei è infelice. Non è una situazione confortevole. Ecco da dove vengo. Qui sento una specie di pace interiore e qui mi sento incerto. Non so chi sia, ma so che c’è qualche turbamento. Come posso aiutare a calmare il disturbo, il malinteso, l’agitazione..? Questo è ciò che farò.

Non ho bisogno di sapere chi sei. Quindi, creare idee sulle persone non ti aiuterà. Creare idee su te stesso non ti aiuterà affatto.

Ajahan Sumedo ha detto una volta, probabilmente più volte, che se vuoi deprimerti, inizia a pensare a te stesso. Continua a farlo e ti deprimerai, perché è un circolo vizioso senza fine.

Perché esisto? Cosa diventerò? Cosa avrei dovuto essere? Cosa pensano gli altri di me? Quando succederà? Perché non l’ho fatto? Perché ha funzionato? Qual è il senso di tutto questo? E chi sono davvero? E dove va tutto questo?

Alla fine, il peso dei pensieri diventa così opprimente che il cuore cede sotto di esso.

Poi cerchi di pensare a come puoi uscirne. Ma perché? Ma perché? Perché? Chi? Cosa?

Il Buddha ha detto che queste domande non sono rilevanti. Quello che devi sapere è che questo pensiero nasce e poi svanisce.

Sì, ma perché? No, no. Questo pensiero nasce e svanisce.
Ma chi? No, no, no, solo questo: questo pensiero nasce e svanisce.
Ma perché? No. Fallo ancora: questo pensiero nasce e svanisce, vero?

Sì, ma non ne vedo il senso. No, aspetta. Rimani con questo pensiero per un po’: questo pensiero nasce e poi svanisce.
Oh. Beh, questo vuol dire…. No, no, fermati. Non significa niente. Questo pensiero nasce e poi svanisce.
Ma quanto tempo devo continuare a farlo? No, fermati: questo pensiero nasce e svanisce.
Oh, intendi dire che questo pensiero nasce e svanisce? Sì., funziona così.
Ah, ma cos’è che sa che un pensiero nasce e svanisce? Oh, non lo so. Bene. Hai capito.

La mente semplicemente si muove… Come ci si sente? Oh, spazioso, aperto. Oh, nessun dubbio. Nessun dubbio affatto. Siamo cambiati. Invece di vagare nel mondo delle idee, dei pensieri e di questo e quello, noi… tempo, futuro, passato, siamo giunti a un ritmo senza tempo, costante e aperto.

Che sensazione dà? Ora hai concluso qualcosa. Hai messo fine all’intossicazione con il pensiero. E cosa ci è voluto per farlo? Ci è servita un po’ di determinazione, un po’ di chiarezza, un po’ di energia, ancora un po’ di determinazione e un po’ di intelligenza.

E accresci questo ogni volta che compi un buon karma. Rafforzi il cuore per poter svolgere questo lavoro. Se il cuore è confuso, non riesce a mantenere una decisione, è incerto su ciò che è giusto o sbagliato, e non sa nemmeno dove si trova, non puoi praticare.

Se non capisci veramente che la passione non ti fa bene, non puoi praticare. Se sei ancora preso a giudicare te stesso e gli altri, non puoi praticare. Quindi, finché non compi del buon karma, non hai una base per la liberazione.

Quando hai buon karma, metti da parte la vendetta. Metti da parte il biasimarti. Metti da parte il gonfiare il tuo ego. Metti da parte il perdere l’equilibrio. Metti da parte il rimpianto e le speculazioni infinite. Allora sei alto, forte, stabile e completo.

Poi puoi davvero andare in profondità. Gran parte della nostra pratica consiste nel tornare indietro e costruire questa base.

E naturalmente, gran parte della nostra vita è legata alle azioni: parlare, agire, fare scelte. La maggior parte riguarda questo, vero? Non si tratta solo di andare nello spazio e nel vuoto. Si tratta soprattutto di fare delle cose. Allora facciamo le cose con questo obiettivo in mente. Se faccio questo e smetto di fare quello, questo diventerà la base per la liberazione.

Forse non subito, ma nel lungo periodo questo fungerà da fondamento. Abbiamo questo nella mente. Così, non dovrò affrontare rimpianti tra cinque anni. E lo facciamo con questo nella mente. In questo modo, il cuore è guidato nella giusta direzione.

Per questo la terza realizzazione del Buddha arriva dopo la seconda, che a sua volta arriva dopo la prima. È in quest’ordine. E naturalmente, questo è ciò che il Buddha ha fatto. Non dobbiamo fare tutto da soli. Abbiamo un modello da seguire.

Bisogna capire che questa persona è solo un’apparenza mutevole. Non perderti in essa. Questa persona è solo una forma che cambia. Non lasciarti affascinare.

Questa persona è solo una forma che cambia. Non scoraggiarti per questo.

Ciò che conta è il cuore per fare del bene. Quando il cuore fa del bene, diventa possibile raggiungere la liberazione. Queste sono la prima, la seconda e la terza delle tre conoscenze del Buddha. E poiché lui lo ha fatto e lo ha mostrato, offrendo numerosi insegnamenti in tal senso, non dobbiamo affrontare da soli un lavoro così incredibilmente potente.

L’influenza guida del Buddha è qui con noi oggi.

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Quindi prendiamoci un momento per una pratica diretta, in meditazione. Ancora una volta, per renderla accessibile e non troppo tecnica…. In realtà, il Buddha stesso non insegnava molte tecniche.

Insegnava stati mentali abili. Non si tratta di una tecnica. Quindi, la cosa importante è richiamare alla mente, perché noi come esseri umani possiamo farlo, il bene che ci è stato fatto e il bene che noi stessi abbiamo fatto.

È passato attraverso questo corpo e questa mente. L’ho condiviso con gli altri. Sono stato accudito. Sono stato curato. Ho fatto del mio meglio per fare del bene agli altri. Mi sono preso cura degli altri. Ho detto la verità nel miglior modo possibile.

Proverai a ricordare alcuni episodi di questo tipo e il tuo desiderio a lungo termine per il tuo benessere e per quello degli altri, dove questi due si incontrano. Quando il tuo benessere e quello degli altri si incontrano.

Bene, è qui che concentrerai la tua attenzione. Il semplice fatto di porre correttamente l’attenzione è già un buon karma. Come prima azione, concentra correttamente la tua attenzione. La seconda azione è mantenerla lì.

Non preoccuparti dei suoni che ti circondano. Tienila lì. Soffermati. Fallo entrare. Finché non senti nel cuore una sensazione. Questo è luminoso. Questo è vero. Questo è sincero. Questo merita rispetto. Sento che questa è la cosa giusta.

C’è una sensazione di sollevamento, qualcosa si solleva nel cuore, e mentre lo percepisci, nota semplicemente come, quando assumi una posizione seduta corretta per la meditazione, sei stabile, che tu sia seduto su una sedia, qualunque sia la posizione delle tue gambe, cercando di stare fermo e immobile in modo che il corpo non si agiti nervosamente….

Stai con il respiro e usalo per rallentare la mente, la mente pensante, altrimenti perdiamo la bontà del cuore. Andiamo troppo veloci per percepirla. Rallenta e poi rivolgiti direttamente alla bontà del tuo cuore.

Soffermati su questo. Fai un respiro profondo mentre accade e lascia che la bontà rimanga, assorbendola profondamente nel tuo essere, stai con essa, consapevole. Non preoccuparti del tempo, né di quanto durerà. Entra nel presente, metti da parte il passato, crea una base solida.

Ci prenderemo del tempo per questo, poi suonerò la campana e parlerò della meditazione camminata, dopodiché apriremo la sessione per le domande. Queste sono le prossime fasi del programma di oggi.

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Ora vi mostrerò un breve esempio di meditazione camminata.

Mi piacerebbe esplorare alcune di queste modalità di base. Il Buddha ha parlato di come sedersi, stare in piedi, camminare, sdraiarsi,… non abbiamo molto tempo… ma il camminare è molto importante perché per camminare bisogna essere consapevoli del mondo che ci circonda. E’ molto importante comprendere questa cosa: essere consapevoli del mondo intorno ma senza perdersi in esso.

È diverso. Se ci sediamo in silenzio e chiudiamo gli occhi, forse non siamo consapevoli del mondo che ci circonda. Ma quando li apriamo, camminare ci aiuta a percepire il mondo intorno a noi senza perderci in esso.

E poiché la maggior parte del tempo, la maggior parte di noi dovrà essere consapevole del mondo che ci circonda… Vedremo cose, incontreremo persone, parleremo con loro, riceveremo immagini e suoni. Questo è inevitabile. È quindi molto importante riuscire a trovare un modo per essere presenti a tutto questo, ma senza essere troppo dentro.

Avere una sorta di filtro che ti permette di ricevere quello che hai bisogno di ricevere, escludendo ciò che non hai bisogno di ricevere. Hai quella saggezza che ti serve per selezionare continuamente. Quindi, quando cammini, hai l’enorme vantaggio di poter sentire il corpo nel quale vivi, e il chitta è collegato ad esso.

Quindi cosa sta succedendo intorno a te? Anche se sento che sta succedendo qualcosa, così (camminando piano) possiamo regolare la velocità con cui la mente funziona e quanto si disperde. Quindi se cammini così (veloce, distratto) ti sei perso.

E sembra che tutto, davvero tutto nel mondo, cerca di farti disperdere. Sbrigati, muoviti in fretta, vai. Significa perdere l’equilibrio. Perdersi in quello che succede intorno a te. Quindi a volte, sì, dobbiamo farlo, forse. Ma quando non è necessario farlo, rallenti deliberatamente, non perché sei rigido, ma perché sei in qualche modo molto vigile, sensibile, equilibrato, e ti puoi girare in qualsiasi momento, non bloccato, non rigido, puoi fermarti in qualunque momento e non cadere, puoi cambiare direzione, perché non hai fretta.

Quindi mentre coltivi un corpo così, coltivi una mente così. Cammini come una tigre, senza artigli…. Con attenzione…

Quindi diverse cose: innanzitutto bisogna capire che l’intero corpo deve funzionare all’unisono. Le mie spalle stanno camminando. La mia vita sta camminando, le mie gambe, tutto sta camminando. Non sono solo i miei piedi che camminano. Capite? Questo vuol dire che siete sempre in equilibrio. Significa che anche qui dentro ci si sente molto a proprio agio. E’ molto confortevole perché scorre tutto in modo fluido e confortevole.

Facciamo solo questo, un passo, ti rendi conto che un passo implica questo, in questo spazio e poi ce n’è un altro. C’è azione, c’è spazio, c’è azione, contatto, e poi cambi direzione… stai allenando la mente a funzionare in questo modo invece di farlo a scappar via, cambi direzione, non in questo modo (veloce). Puoi allenare la tua mente a comportarsi così.

E puoi camminare anche così (più veloce) e ancora e continua a fluire, quindi non devi farlo (lentamente), anche velocemente, oppure abbastanza lento. Quindi cammini con il tuo corpo per tenere la mente, usi il corpo per impedire alla mente di esaurirsi.

La mente normalmente si espande attraverso due porte sensoriali, una è l’occhio e l’altra è il pensare. Quindi tengo gli occhi così (bassi), vedo ma non ne ho bisogno…non mi interessa… Mantengo lo sguardo, la messa a fuoco senza puntare niente, i miei occhi guardano a questa distanza davanti (vicino) perché è lì che sto andando, non lì (lontano), forse non arriverò fino a lì. Mantengo gli occhi entro questa distanza (un braccio), Non sono affari miei (lì), questo è affar mio (qui), dove sto andando adesso. Se fai così, avrai una specie di buon filtro.

Ovviamente nella vita di tutti i giorni può capitare di dover controllare le cose, di solito tieni i tuoi occhi così (puntati lontano e intorno), aumenti il ritmo, puoi vedere cosa sta succedendo nel traffico. Non c’è bisogno di guardare nel negozio, non c’è bisogno di guardare cosa indossa lei.

Sai, hai un modo per controllare…. Modi che catturano il tuo sguardo. Certamente le cose catturano i tuoi occhi. Ma i tuoi occhi sono la porta del tuo cuore, le porte del tuo cuore, e quando ci metti dentro qualcosa e (spingi dentro), non è buono.

La cosa che devi controllare è la tua mente pensante. Dove sto andando? Cosa dovrei fare? È la cosa giusta? Non so cosa devo fare. Qual è il modo giusto per camminare? Questo non ti porterà da nessuna parte di buono. Basta portare la mente pensante su cosa sta succedendo ora.

I corpi sanno davvero camminare. Le menti non sanno camminare. Cerchiamo di pensare a come camminiamo… piedi, gambe… come impariamo a camminare? Qualcuno ci ha detto che è così che si cammina? No. Il corpo ci prova e riprova. Il corpo impara a camminare. I corpi camminano molto bene.
Guarda tutte le creature del mondo: elefanti, insetti, pesci. Noi siamo i grandi camminatori. Nessun altro cammina come un essere umano. Una scimmia può correre in giro ma non può camminare come un essere umano. I polli hanno due gambe ma non possono camminare come un essere umano. Gli uomini camminano così…..

E quando arriva qualcosa, quando hai una preoccupazione: cosa devo fare? Continua a camminare. Per quanto tempo devo farlo? Continua a camminare… Oh saranno quasi le 4, continua a camminare. Cosa dovrei fare con il mio mutuo? Continua a camminare. Ho questo terribile ricordo delle cose che ho detto ieri. Mettilo via per adesso. Continua a camminare. Continua a camminare attraverso questo onde di pensieri che continuano a travolgerti.

E a volte uno dei pensieri continua a tornare. Questo continua a tornare. Qual è il problema? Ok, mettilo lì, ci tornerò più tardi. E’ così che camminare ti aiuta a tirarti fuori da ciò che ti turba davvero nel profondo del cuore. A volte sono solo pensieri superficiali, e continuano a tornare.

Sì, c’è qualcosa che devo fare. Ok, prendi nota, mettila da parte, ci tornerò più tardi. Devo prendere una decisione, ci tornerò su. Dagli un po’ di attenzione. Camminare aiuta a far emergere le cose. I pensieri superficiali li lasci semplicemente scorrere come la pioggia.

A volte qualcosa ti dà davvero un colpetto sulla spalla, come per dire: ehi, qui c’è qualcosa che non va. E allora prendi nota. Così applichi un filtro. Il filtro non è una cecità totale: non sei del tutto ignaro, ma selezioni, filtri ,.

Le cose più importanti hanno la possibilità di parlare. Una delle cose più importanti è ricordare che la vita è breve. Possa tu stare bene, possa io stare bene. Possa esserci la pace.
Continua a ripetere questo. Ripetere più volte queste cose stabilizza una modalità mentale che, col tempo, diventa del tutto naturale.

Continua a stabilizzarla, mentre mediti, e diventerà un modello chiaro per la mente.

Quindi, quando guidi e pensi: devo arrivare lì o là e c’è traffico, ok…. Possano loro stare bene, possa io stare bene, possa esserci la pace… piuttosto che “Levati di mezzo, stupido, sbrigati, fai presto, sbrigati”.

Non farti prendere dall’agitazione. In questo modo si stabilizzano modi abili di riflettere., notando ciò che è davvero importante.

Ma ricorda, se hai solo un appartamento molto piccolo, quando non hai molto spazio per camminare, questo è già abbastanza (circa 2 metri). Quando ho iniziato a praticare la meditazione camminata ero in un posto dove potevo fare solo sette passi, solo sette passi. L’ho imparata molto bene. Bene, sono sette passi indietro, da questa parte, da quella parte. Quello era tutto lo spazio che avevo.

Continua a praticare la meditazione camminata in questo modo. Perché non si tratta di andare da qualche parte, ma di sperimentare questa qualità di morbidezza e stabilità, morbidezza e stabilità. Stabilizzarsi, per quanto il mondo sia ruvido e duro, e abrasivo.

Quando hai qualcosa di così liscio e stabile come questo in cui stare, resta con esso. Lo fai così, e sai cosa si prova. Sai cosa lo rende possibile. Perché quando le cose sono morbide e stabili, ti senti a tuo agio., la mente si calma. Solo allora vedi davvero cosa hai da celebrare, goderti, cosa hai da dire, e cosa da mettere da parte, lasciare andare, cosa hai da dire, e cosa è meglio affrontare.

Questo è il beneficio del camminare. Il Buddha disse che, se coltivi il camminare, la compostezza e la concentrazione che ne derivano durano a lungo, perché hai fatto il lavoro di filtrare le circostanze e di occuparti di ciò che è importante.

Quindi trova un posto per praticare la meditazione camminata, e non ne serve molto, ma qui abbiamo parecchio spazio e sfruttalo.

[Traduzione a cura di Silvia Ventriglia]