Nutrimento del cuore Ajahn Jayasaro

Cercando di mantenere l’attenzione sul respiro, diventiamo consapevoli di tutte le condizioni che ci impediscono di farlo. Impariamo come prevenire il loro sorgere e come lasciarle andare. Questo principio si applica anche ad altri ambiti della pratica. Tenendo presente il quarto precetto, ad esempio, diventiamo consapevoli di tutte le intenzioni e le motivazioni, i desideri e le paure che ci portano a mentire. Questo ci fornisce la consapevolezza necessaria per purificare gradualmente la nostra parola. Rispettiamo i precetti perché siamo abbastanza saggi da comprenderne il valore e, rispettandoli, cresciamo in saggezza.
Praticando la Retta Intenzione (Sammā Sankappā), mantenendo la nostra ferma intenzione di dimorare in pensieri liberi da malanimo, rabbia e aggressività, diventiamo sensibili ogni volta che tali pensieri sorgono. Questa è una pratica particolarmente importante nei momenti di conflitto. La paura porta facilmente al risentimento e alla rabbia che, se non espressi verbalmente, possono manifestarsi come pensieri del tipo: “Se lo meritano”, “Se la sono cercata”, ecc., quando la parte che vediamo come “loro” soffre. Dimentichiamo che abbandonarci anche al minimo piacere nella sofferenza, sia pure delle persone peggiori, crea una tensione nel cuore.
I pensieri rabbiosi, i pensieri di risentimento e di aggressività, dimorano nella nostra mente solo perché noi diamo loro rifugio. Una ragione comune per farlo è credere che l’unica alternativa alla rabbia sia la passività. Non è così. La vera alternativa alla rabbia è l’equilibrio mentale lucido e intelligente chiamato upekkhā.

Ajahn Jayasāro, 24 marzo 2026