Nutrimento del cuore Ajahn Jayasaro

Veḷukaṇṭakī (nota anche come Nandamātā) fu una discepola laica del Buddha. Rinomata per la profondità della sua meditazione e per la sua incrollabile equanimità, raggiunse il terzo dei quattro stadi dell’illuminazione.
Un dettaglio interessante della sua pratica quotidiana, riportato nell’Aṅguttara Nikāya, racconta che nelle prime ore del mattino, prima dell’alba, era solita recitare il Pārāyana, una raccolta di sutta che oggi costituisce il capitolo conclusivo del Sutta Nipāta.
Oggi molti praticanti buddhisti limitano la loro pratica formale alla meditazione seduta e camminata. Veḷukaṇṭakī ci ricorda invece che memorizzare il Dhamma e recitarlo ha sempre fatto parte del cammino spirituale, persino nella vita dei meditanti più realizzati, fin dall’epoca del Buddha.
Fu il Buddha stesso, infatti, a raccomandare che, insieme a Khujuttarā, Veḷukaṇṭakī fosse considerata un esempio per le sue discepole laiche.
In conclusione, ecco un brano tratto dal Pārāyana:
“Lascia che ciò che è passato appassisca.
Non fare tuo ciò che deve ancora venire.
E se non ti aggrappi a ciò che sta nel mezzo,
camminerai nella pace.
Per colui che, contemplando l’interezza di nome e forma,
non serba più alcuna brama,
o brahmano, non si trovano più impurità
attraverso le quali la morte possa esercitare il suo potere”.
(Sutta Nipāta 1096–1100)

Ajahn Jayasāro, 11 luglio 2026