Nutrimento del cuore Ajahn Jayasaro

Il primo impedimento alla pace interiore e alla saggezza è kāmachanda, generalmente tradotto come desiderio sensuale. Nella pratica meditativa questo impedimento si manifesta come compiacimento nella memoria e nell’immaginazione.
L’ultima cosa che la mente non addestrata desidera fare è concentrarsi su qualcosa che appare tanto banale e poco interessante quanto il respiro. Cercare di mantenere l’attenzione sul respiro sembra noioso e frustrante. La mente si ribella: vuole il piacere, e lo vuole subito. Seduti a gambe incrociate sul pavimento, non riusciamo a trovare quella scarica di piacere nel corpo, e così la cerchiamo dentro di noi. Il pensiero di ciò che ci piace ci offre una ricompensa immediata. Le fantasie sessuali sono le più coinvolgenti, ma qualunque cosa ci procuri piacere può avere la stessa funzione. Può trattarsi di qualcosa di tranquillizzante, come rivivere piacevoli ricordi familiari o pregustare progetti futuri. Può riguardare lo sport, i film, la musica, la politica, qualsiasi cosa appartenga al mondo dei sensi, qualsiasi cosa produca quel bagliore istantaneo, familiare e rassicurante, al quale siamo assuefatti.
Per gestire questo impedimento è necessaria la pazienza di perseverare nella tecnica meditativa anche quando non ha ancora dato i suoi frutti. È utile coltivare fiducia nel processo, magari richiamando alla mente episodi della vita di maestri illuminati.
Nella vita quotidiana è importante disabituarci a fuggire dall’esperienza presente per rifugiarci nel rapido conforto di una sensazione piacevole. Impegnandoci a essere pienamente presenti a ciò che viviamo, qualunque forma possa assumere, ampliamo la nostra zona comfort. Dall’essere suoi semplici consumatori, iniziamo invece ad imparare dall’esperienza.

Ajahn Jayasāro, 11 agosto 2026