
Nutrimento del cuore Ajahn Jayasaro
Coltivare la consapevolezza ci aiuta a essere vigili e quindi protetti da tentativi di manipolazione. Il tentativo di manipolazione assume molte forme a seconda degli scopi: farci credere qualcosa, essere d’accordo, acconsentire, consumare, fare o non fare qualcosa e così via. Nella maggior parte dei casi consiste in un richiamo implicito o esplicito. In alcuni casi l’enfasi è posta su un particolare modo di vedere o di interpretare le cose. Per esempio, qualcuno potrebbe cercare di persuaderci a proseguire in qualche attività fuorviante, perché fermarsi renderebbe privi di senso tutti i nostri precedenti sforzi e sacrifici. Se riuscissimo a richiamare in tempo alla mente (essendo consapevoli) la cosiddetta fallacia dei costi irrecuperabili, ci ricorderemmo che perdite insensate nel passato non giustificano l’impegnarci in ulteriori perdite prive di senso nel futuro. L’attrattiva fa spesso leva su pregiudizi non verificati riguardo all’autorità, alla popolarità, alla tradizione e all’innovazione, e a idee confuse sulla causalità, oppure mira direttamente a suscitare emozioni quali avidità, rabbia (quella più efficace), libidine, orgoglio, pietà, paura dei pericoli fisici, paura di essere ridicolizzati, rifiutati o ignorati. La consapevolezza può mantenerci radicati e calmi di fronte a questo tipo di assalto, ma persino i nostri valori e principi possono essere presi di mira. “Rinuncia a X, non essere così egoista. Se tu fossi davvero altruista, una brava persona, sceglieresti Y.”
I buddhisti tendono a essere sensibili a un richiamo alla moderazione. Qualcuno crea due fattori opposti, gli estremi, e colloca la propria posizione tra di essi proponendola come via di mezzo. Ma una via di mezzo tra due errori non è la via di mezzo del Buddha. Parlare di una “via di mezzo” tra il primo precetto e l’uccisione indiscriminata degli animali non ha molto senso: il primo precetto consiste semplicemente nel non uccidere esseri viventi, nemmeno per cibarsene, e non è affatto un atteggiamento estremo.
Ajahn Jayasāro, 8 agosto 2026