“Poiché per l’uomo ogni circostanza costituisce una sfida
e implica un problema da risolvere,
dovremmo capovolgere la domanda sul senso della vita.
In realtà, non é tanto importante che l’uomo interroghi se stesso
sul significato della propria esistenza,
quanto che riconosca le richieste che essa gli pone.
In altre parole, ogni individuo è messo alla prova dalla vita;
a questa può rispondere soltanto agendo in maniera responsabile.
La logoterapia pone proprio nella reponsabilità
l’essenza fondamentale dell’esistenza umana.”

 

 

Caro lettore, lettrice, bentornato/a in questa nuova pagina di “a modo mio”.

Può capitare a tutti, nel corso della vita, di trovarsi in una situazione complicata dalla quale, per vari motivi, non si può, non si vuole, non si riesce o è molto complicato uscire, sentendosi così sofferenti, paralizzati, come in prigione. Un lavoro non appagante oppure perso, una situazione familiare complessa, un problema fastidioso di salute … ed ecco che ci si può trovare a vivere una vita che sembra non avere più senso. Eppure c’è chi un senso lo ha trovato anche in condizioni molto complicate, come una malattia invalidante o fatale, un incidente o una permanenza in una vera prigione, o addirittura in condizioni estreme di vita come in un Lager della seconda guerra mondiale. E’ questo il caso dello psicologo V.E. Frankl, futuro fondatore della logoterapia, deportato in un campo di concentramento per il “solo” fatto di essere nato ebreo, e costretto a vivere in condizioni di denutrizione e lavori pesanti, spogliato di tutti i suoi averi/documenti e identificato con un numero anziché per nome. Costretto a vedere, subire e sopportare continue violenze fisiche e psicologiche, e a sopprimere ogni ribellione e manifestazione di disaccordo di fronte alle guardie per sopravvivere alla continua minaccia di essere mandato a morte nelle camere a gas. In poche parole, ridotto a sopravvivere, da primitivo e sottomesso, in un ambiente disumano.

Che senso può avere la vita in queste condizioni ? Come possiamo affrontarle ? Come influisce il modo in cui portiamo la nostra croce ?

“L’uomo alla ricerca di senso” è un libro particolare, coinvolgente e sorprendente che affronta questi temi con coraggio e lucidità, partendo dalla condivisione dei momenti scioccanti del passato di chi è sopravvissuto alle atrocità e disumanità in un periodo buio della storia, con la ferma convinzione di poter aiutare chi si trova a vivere in condizioni che sembrano insopportabili e senza senso. Il libro non si focalizza tanto sul racconto degli orrori nel Lager, quanto piuttosto sull’analisi degli atteggiamenti e delle reazioni psicologiche dei prigionieri e delle guardie, mostrando i meccanismi di difesa, sopravvivenza, sopportazione, reazione, potere e lotta nel Lager. Un’analisi psicologica che mostra l’importanza di coltivare speranza, di trovare un senso alla vita anche in situazioni critiche, di “autotrascendersi” aprendo le ali del coraggio, sostenendo il peso della responsabilità, seminando e coltivando i semi della libertà interiore. L’esperienza nel Lager esce dai confini della storia e si erge a metafora di “prigionia” che possiamo sperimentare nelle nostre vite e da cui non riusciamo a scappare, ma che possiamo cercare di affrontare cambiando atteggiamento e trovando un senso superiore. “L’uomo alla ricerca di senso” diventa allora la ricerca di ogni uomo di ritrovare un po’ di armonia nonostante le complicazioni della vita.

Buona lettura e buone ispirazioni.

[Maurizio Brigandì, volontario progetto PienEssere APS]