“Il Bambino di Betlemme non è una dottrina,
non è il buon sentimento di un giorno,
non è un’utopia ipnotica o un sogno della mente,
ma un piano concreto di amore da esprimere nel mondo
e di cui diventare servitori e collaboratori come ‘uomini di buona volontà’.
Che non è volontarismo superegoico, ma volontà cosciente,
che si fa buona, quando, aprendosi alla volontà transpersonale, la volontà dell’anima,
diventa amore in azione.”

“Essere uomini di buona volontà
diventa allora impegno ad abbattere muri per costruire ponti,
a stabilire retti rapporti tra gli uomini a cominciare dai più vicini,
a favorire un processo di unificazione e di fratellanza planetaria.
Ma questo richiede il superamento dell’egoismo, dell’autoaffermazione,
del pregiudizio, dell’ostilità, dell’intolleranza e via dicendo,
per sviluppare comprensione, pazienza, generosità, umiltà,
che sono tutti sottoprodotti di quella qualità universale,
che chiamiamo amore.”

 

Caro lettore, lettrice, bentornato/a in questa nuova pagina di “a modo mio”.

Ogni anno celebriamo il Natale, col suo fascino irresistibile che coinvolge cristiani e non, e la sua capacità di riunire famiglie, amici e conoscenti, intenti a festeggiare con gesti, riti, “banchetti”, alberi di Natale, doni natalizi, giochi di gruppo e giorni di riposo da scuola e lavoro. Ma dietro la festività, dietro gli aspetti consumistici, sempre più accentuati, giace nascosta l’antica atmosfera religiosa di avvento del Salvatore, di luce salvifica, messaggio di speranza, pace e fratellanza, che mette a dura prova i nostri cuori troppo spesso inariditi, e ridesta in noi il pensiero di provare ad essere più buoni, almeno a Natale. Ma cosa accade quando finisce il periodo natalizio ? Come possiamo tornare a vivere il miracolo e mistero del Natale anche durante l’anno ? Come possiamo, cristiani o non, percepire quel senso di sacralità, meraviglia, pienezza, pace e fratellanza ogni giorno della nostra vita ?

Il Natale parla. Parla in modo misterioso a tutta l’umanità, usando una lingua troppo spesso dimenticata. Parla alla nostra anima, uscendo dai confini della cristianità ed ergendosi a significato universale di “Uomo ridestato alla luce”, di viaggio di rinascita interiore “dell’anima e nell’anima”, che ci porta a trascendere i confini della nostra individualità per aprirci alla nostra parte più spirituale, trasformandoci da “figli dell’Uomo” a “figli di Dio”, e trasmutando i valori egoici nei valori dell’anima, che “si ispirano all’altruismo, alla donazione, all’intuizione, all’integrazione”.

Anna Maria Finotti, psicologa e psicoterapeuta, in questo appassionante, suggestivo ed ispirante libro, ci mostra come ogni aspetto della storia del Natale (la grotta, il Bambino, Giuseppe e Maria, la stella, i re Magi, etc) possa essere interpretato in chiave simbolica e psicologica come potente simbolo portatore di un profondo messaggio universale: un invito a rinascere una seconda volta, questa volta nell’anima, nella nostra grotta interiore, per partorire la luce, essere luce, quella luce che si vede solo nella notte buia nel momento di maggiore oscurità (solstizio d’inverno) e che cresce squarciando le tenebre ed illuminando, scaldando ed aprendo il cuore all’umanità, rivelando il Regno dei Cieli dentro di noi, ed in mezzo a noi.

Buona lettura e buone ispirazioni.

[Maurizio Brigandì, volontario progetto PienEssere APS]