
Nutrimento del cuore Ajahn Jayasaro
Nell’Anaṅgaṇa Sutta, il Venerabile Sāriputta tiene un discorso sulle “imperfezioni”. Descrive in dettaglio le occasioni in cui i monaci si arrabbiano e provano amarezza quando i loro desideri vengono frustrati. Gli esempi che fornisce sono ordinari e facilmente riconoscibili. Tra questi vi sono:
‘Ha commesso un’infrazione al codice disciplinare del Vinaya. Egli auspica: «Che i miei confratelli non lo scoprano». Quando lo scoprono, prova rabbia e amarezza.
Egli auspica: «Che io venga ammonito in privato per la mia infrazione». Quando invece viene ammonito davanti al Sangha riunito, prova rabbia e amarezza.
Egli auspica: «Che io riceva il cibo migliore alla mensa». Quando invece un altro monaco riceve il cibo migliore, prova rabbia e amarezza.
Egli auspica: «Oh, se solo gli altri monaci e monache, i laici e le laiche mi onorassero, rispettassero, riverissero e venerassero». Quando non lo fanno, e prestano tale attenzione ad altri monaci, prova rabbia e amarezza.’
È fondamentale comprendere il legame tra la rabbia e il desiderio frustrato. Non appena prendono coscienza della rabbia, o anche di forme più lievi come l’irritazione, i praticanti del Dhamma si chiedono: «Qual’è la brama?». Ci sono tre aspetti da esaminare:
I desideri frustrati di piacere sensoriale, di sollievo o guadagno: «Non è giusto. Lo volevo così tanto!»; «Ho solo bisogno di un po’ di pace e tranquillità per qualche minuto! È chiedere troppo!?»
Desideri frustrati legati a come vorremmo essere visti, oppure a come vorremmo poter vedere noi stessi: «Mi hanno trattato come se fossi una sorta di dilettante ignorante. Nessuno mi apprezza!»
Desideri frustrati di liberarsi di cose sgradite e indesiderate: «È così stupido! È così noioso!»
Quindi, rivolgiamo lo sguardo verso l’interno. Non limitiamoci a prendere coscienza dell’emozione, ma anche del suo nesso causale.
Ajahn Jayasāro, 29 agosto 2026