
Nutrimento del cuore Ajahn Jayasaro
In uno dei primi episodi di Evaṁ, l’attesissima serie televisiva ambientata al tempo del Buddha, l’antagonista, Mohan, è sprezzante. Insiste con il suo gruppo di giovani mercanti che i monaci buddhisti che vedono in giro per Sāvatthī possono sembrare fonte di grande ispirazione ma che, in realtà, stanno semplicemente mettendo in scena una falsa devozione in pubblico per attirare sostenitori e donazioni.
Scommette una moneta d’oro di riuscire a convincere il monaco che sta camminando verso di loro (Vīra, il protagonista della serie) ad abbandonare la vita monastica entro tre giorni.
Mohan conosce Vīra da alcuni anni e ben presto riesce a coinvolgerlo in una conversazione. Parla con grande eloquenza di quanto sia innaturale la vita celibataria e di quanto piacere Vīra si stia perdendo. Ma Vīra non è più intimidito da Mohan come lo era in passato. A un certo punto, fa un cenno del capo verso Mohan che, distrattamente, si sta grattando una puntura di zanzara:
“Guarda, i miei maestri dicono che indulgere nel desiderio sensuale è come grattarsi una puntura. Certo, ne ricavi un po’ di piacere. Ma non dura, e più ti gratti, peggiore diventa il prurito.”
E Mohan: “E cosa succede se il prurito non mi dà fastidio? E se penso che il piacere di grattarmi valga la pena? E se penso che, nel mondo reale, a essere sinceri, questa felicità che otteniamo attraverso i sensi, anche se è imperfetta, sia tutto ciò che esiste?”
“Ma non è così,” risponde Vīra. “Esiste la sublime felicità di non avere alcun prurito da grattare.”
Mohan non riesce ad accettarlo. È un giovane intelligente, ma questo non è un problema di quoziente intellettivo.
Ajahn Jayasāro, 4 luglio 2026