
Nutrimento del cuore Ajahn Jayasaro
Le attività quotidiane in un monastero sono volutamente ripetitive. All’esterno, questa regolarità genera un rassicurante senso di calma e di ordine; all’interno, risparmia ai monaci l’inutile ansia legata al dover prendere decisioni.
La ripetitività sposta l’attenzione dalla concezione lineare del tempo – visto come una freccia scagliata verso il futuro – per ricondurla all’esperienza naturale del tempo come ciclo. Questo processo placa l’irrequietezza e alimenta la capacità di dimorare nel momento presente.
La stabilità della routine esteriore aiuta inoltre a riconoscere le fluttuazioni interne della mente, evitando di attribuirle a eventi o persone. In un monastero della foresta, ad esempio, una campana scandisce la giornata a orari fissi, segnalando momenti prestabiliti: la meditazione collettiva, i pasti, i turni di lavoro.
Mentre il rintocco della campana e il suo significato restano immutati, le reazioni a quel suono possono variare, oscillando tra l’entusiasmo, l’indifferenza e l’aperta avversione. Osservare il mutare delle proprie risposte di fronte a uno stimolo sempre identico permette ai monaci di comprendere che gli stati mentali sono fenomeni condizionati e impersonali o, quantomeno, insegna loro a non prendere tali reazioni troppo sul serio.
Per i buddhisti laici, il punto è che una routine ripetitiva non genera necessariamente noia, monotonia o stagnazione. La struttura prevedibile della vita quotidiana, semplificata per quanto possibile, non definisce chi siamo; ci offre piuttosto uno schermo sul quale possiamo scoprirlo.
Ajahn Jayasāro, 23 giugno 2026