
Ridiventare paesaggio,
sgocciolare sudore dalla nuca
perdere il conto dei tornanti in salita,
fino a quando lo sguardo diventerà
volo sulla valle e verde luce dei boschi.
Lasciare che gli alberi ci franino addosso
in mille e più tronchi e rami,
che i riflessi delle foglie
ci tingano il volto e i vestiti.
Abbandonarsi, correre accanto
ai pascoli degli animali
a quei loro sguardi bislunghi,
confondere i nomi dei paesi
in cima alle montagne,
chiederci quale slancio
ci porterà là sopra.
Con le gambe stanche,
con le caviglie spezzate
felici, dentro di noi
tutto il peso del selvatico.
[Gianluigi Gherzi – da “Solare”]