L’antica stamperia di Palpung, Tibet orientale, 2016

Il monastero, edificato nel centro della valle, è imponente. Segna indelebilmente ilpaesaggio, dominato da fitte foreste di conifere. A perdita d’occhio, dal fondovalle raggiungono i crinali lontani, proteggono gli edifici sacri.
Camminiamo per un pendio scosceso, tra le abitazioni dei monaci. Le travi a vista le fanno sembrare costruzioni massicce e stabili. Lievi rumori provenienti dall’interno indicano che sono abitate. Le case sono disposte intorno all’antica stamperia, simile a un edificio religioso. La circonda un alto muro di cinta.
Il portale di legno è accostato. Lo spingo lentamente, con esitazione. Un forte cigolio rompe il silenzio. Siamo in un cortile. Le erbacce hanno invaso le aiuole e la pavimentazione in pietra è sconnessa. Quel luogo appare abbandonato. Tuttavia, dall’interno di uno degli edifici, un lieve rumore giunge alle mie orecchie, simile a un ticchettio.
Una scala conduce all’entrata. Varcata la soglia, ci troviamo in un ambiente spazioso. Alle pareti, semplici scaffalature ospitano blocchetti di legno anneriti, ben allineati. Sono le matrici lignee, prodotte da artigiani esperti, usate per la stampa dei libri tibetani, quelli che conservano l’antico formato dei testi indiani. E quelle sono le matrici lignee originali, realizzate nel XIX secolo, che riproducono alcune delle opere di Jamgön Kongtrül Lodro Taye, un importante studioso, maestro ed esponente del movimento “rimé”, una corrente religiosa aperta e imparziale verso dottrine eterogenee. I seguaci di quest’ultima non si facevano coinvolgere dalle diatribe settarie che imperversavano a quei tempi.
Jamgön avviò e portò a termine diversi progetti editoriali: commissionò la riedizione di rari testi buddhisti e produsse, lui stesso, trattati religiosi. Uno dei suoi lavori più significativi è il “Tesoro della conoscenza”, un’opera monumentale a carattere enciclopedico, nella quale l’autore affronta storia e dottrine delle scuole religiose, le arti e le scienze secolari.
Sulla destra, seduto a gambe incrociate sul pavimento, un monaco lavora alla stampa di un testo. Intorno giacciono strumenti e materiali vari: i fogli, lunghi e stretti, che costituiscono le pagine dei libri; una pila di matrici lignee; barattoli contenenti inchiostro nero e rosso; pennelli; un rullo di legno; stracci e fogli già impressi, stesi ad asciugare.
Il monaco ci saluta con un cenno, senza interrompere il lavoro. È un uomo di mezza età, con il viso scavato. Una luce gentile illumina gli occhi. La destrezza e la rapidità con le quali si muove sono sorprendenti. Spalma l’inchiostro sulla matrice, su di essa appoggia un foglio bianco sul quale, successivamente, fa scorrere il rullo in modo da imprimervi le parole sacre. In seguito, prende il foglio e lo pone ad asciugare. Ripete i medesimi movimenti in maniera precisa e rapida, senza esitazione. Anche l’espressione del viso rimane la medesima, con la bocca e gli occhi socchiusi. Appare quasi come una macchina programmata per eseguire quel lavoro, come un automa alla catena di montaggio.
Il monaco interrompe la stampa e, osservandomi con occhi svegli, attende che rivolga a lui la parola. L’uomo, originario di Derge, risiede a Palpung da circa venticinque anni. A quei tempi, l’istituto era più attivo. Produceva anche la carta, ottenendo la materia prima da piante raccolte l’istituto era più attivo: produceva anche la carta, ottenendo la materia prima da piante raccolte sulle sulle Bmontagne vicine. Oggi, invece, si usa quella industriale. Essa è economica, ma non resistente come quella tradizionale.
Mentre discorriamo, un uomo di mezza età entra nella stamperia. Sgranando il rosario, mentre, lentamente, segue il perimetro del locale, mantenendosi vicino alle scaffalature ricolme delle matrici lignee. Talora si ferma e le sfiora con la fronte, come per assorbire il potere spirituale che da esse emana. Il potere vibrazionale della parola sacra si diffonde, è di beneficio per tutti gli esseri senzienti, attivando le energie mentali.

Foto: il monaco addetto alla stampa dei testi religiosi, stamperia del monastero di Palpung, Tibet orientale