Vieni e vedi

È ispirante vedere come, se cambiano la cultura,
il sapere di un popolo, di un luogo, cambia
totalmente anche il modo di considerare la morte.
Non è obbligatorio sentirla solo come tragedia,
né sostituire a una credenza un’altra credenza
diversa, piú confortevole. Quel che davvero trasforma
è trovare gli strumenti per inoltrarsi nelle
nostre opinioni prefabbricate e accedere al luogo
in cui la morte colpisce al cuore, e stare, sentire,
assaporare, finché qualcosa di diverso si apre.
Si racconta che il Buddha, risvegliandosi, abbia
detto: «Le porte del senza-morte sono aperte».
Allora, fili sottili, come quelli del ragno tra gli
steli d’erba illuminati dalla luce del sole, si tessono
tra il qui e il là, tra il tempo e il senza-tempo:
una sottile aria che chiama, messaggeri senza
messaggio, solo un’apertura all’imprevisto, a sconosciute
possibilità.
Accorgerci di tutte le volte che nasciamo a
concezioni ereditate, a obbedienze inconsapevoli,
a consuetudini di pensiero collettive e smettere
di nascere, smettere di farsi colonizzare, e accorgersi
e aprirsi al sentire profondo, disobbediente,
all’avventura di «vieni e vedi».

[Chandra Candiani da ‘I visitatori celesti.’ Einaudi]