
Il libro azzurro, Lhasa 1995
Una donna in camice bianco mi riceve all’ingresso del Mentsikhang, l’Istituto di Medicina e Astrologia di Lhasa, fondato nel 1916, per opera del XIII Dalai Lama. In un androne anonimo, con soffitti alti e muri scrostati, i pazienti attendono il loro turno davanti agli sportelli, allineati in file ben ordinate.
Con un cenno, la dottoressa m’invita a seguirla su per una scala. Al primo piano, percorriamo un lungo corridoio. La donna si ferma davanti all’ultima porta, bussa, la apre e mi fa cenno d’entrare. Il suo collega, che si trova in quello studio, è uno dei pochi impiegati dell’Istituto che hanno famigliarità con la lingua inglese.
L’uomo, ugualmente in camice bianco, è seduto dietro a una scrivania, davanti a uno scaffale colmo di libri. Ha i capelli brizzolati, il viso paffuto e gli occhi vivaci.
Appare sorpreso di ricevere la visita di uno straniero. Dopo le consuete presentazioni, lo informo dell’interesse che nutro per la medicina tibetana e, specialmente, per la materia medica. Racconto delle esperienze insieme ai medici tibetani del Ladakh e delle piante osservate tra quelle montagne. Il medico, di nome Tsewang Tenpa, accoglie con interesse quei resoconti. Da parte sua, ricorda le spedizioni, condotte intorno alla capitale tibetana, ai tempi della sua educazione medica, insieme ad altri studenti e ai maestri. Era un’occasione per imparare a riconoscere le sostanze medicinali e a determinare le proprietà terapeutiche delle stesse.
Noto, appoggiato sulla scrivania, un libro con una copertina azzurra. Lo conosco e desidero esaminarlo ancora una volta. Pubblicato nel 1971, è una delle prime opere post occupazione cinese dedicate alla materia medica tibetana. Il testo riporta anche il nome latino delle piante e le illustrazioni a mano delle stesse.
L’anno precedente avevo visitato la biblioteca degli Archivi Tibetani di Dharamsala, in India. Desideravo fotocopiare una decina di pagine di quel libro, ma il personale della biblioteca, temendo forse che potessi rubare segreti di valore inestimabile, era stato irremovibile. Potevo fotocopiare soltanto le illustrazioni.
Chiedo dunque del libro con la copertina azzurra. Il medico risponde che è un buon testo e che le sue illustrazioni aiutano nel riconoscimento delle piante medicinali. Ma aggiunge che, per intraprendere uno studio approfondito, occorreva partire dalla lettura delle opere classiche. Tsewang Tenpa prende in mano il libro e me lo porge, dicendo che lo potevo tenere, mi sarebbe stato utile.
Lasciamo lo studio. Tsewang Tenpa mi conduce in un locale poco distante, dove decine di thangka mediche di recente produzione sono appese alle pareti.
Ciascuna illustra un aspetto della disciplina, come l’embriologia, l’anatomia, la fisiologia, le tecniche diagnostiche e terapeutiche e la materia medica. Tre dipinti attirano la mia attenzione: in ciascuno è rappresentato un albero, con tronchi, rami, foglie, fiori e frutti, accompagnati da minute illustrazioni. Il trittico è una sinossi dell’intera arte medica.
Quella serie di dipinti è la copia della collezione prodotta nel periodo della fondazione del Mentsikhang, grazie al suo direttore, il dottor Kyenrab Norbu.
Quest’ultima è conservata nelle casse che giacciono proprio ai miei piedi.
Purtroppo, non è possibile esaminarle. La serie originale fu, invece, prodotta nel XVII secolo per opera del Reggente Sangye Gyatso.
La disponibilità e l’apertura di Tsewang Tenpa mi inducono a chiedere, candidamente e ingenuamente, se fosse possibile, durante le due settimane seguenti, stabilire una collaborazione con l’istituto per lo studio della materia medica. Tsewang Tenpa, preso alla sprovvista dalla mia richiesta insolita e pericolosa, rimane per qualche istante in silenzio. Quindi, con voce malinconica, risponde che avrebbe accolto la mia richiesta con piacere. Tuttavia, non era in suo potere prendere una decisione di quel tipo. Occorreva ottenere l’approvazione ufficiale delle autorità cinesi, il cui controllo sulle attività dell’istituto era totale. Quell’autorizzazione non sarebbe stata concessa.
Foto: il libro azzurro