Siddhartha_Herman Hesse

Al cuore del libro

“No, nel peccatore è, già ora, oggi stesso, il futuro Buddha, il suo avvenire è già tutto presente, tu devi venerare in lui, in te, in ognuno il Buddha potenziale, il Buddha in divenire, il Buddha nascosto. Il mondo, caro Govinda, non è imperfetto, o impegnato in una lunga via verso la perfezione: no, è perfetto in ogni istante, ogni peccato porta già in se la grazia, tutti i bambini portano già in sé la vecchiaia, tutti i lattanti la morte, tutti i morenti la vita eterna. Non è concesso all’uomo di scorgere a che punto della propria strada è il suo simile: nel brigante e nel giocatore di dadi si cela il Buddha, nel brahmano si cela il brigante. La meditazione profonda consente la possibilità di abolire il tempo, di vedere in contemporaneità tutto ciò che è stato, ciò che è e ciò che sarà, e qui tutto è bene, tutto è perfetto, tutto è Brahman. Per questo a me par buono tutto ciò che esiste, la vita come la morte, il peccato come la santità, l’intelligenza come la stoltezza, tutto dev’essere così, tutto richiede solamente il mio accordo, la mia buona volontà, la mia amorosa comprensione, e così per me tutto è bene, nulla mi può far male. (…)

Ma oggi (…) penso: questa pietra è pietra, ed è anche animale, è anche dio, è anche Buddha, io l’amo e la onoro non perché un giorno o l’altro potrebbe diventare questo o quello, ma perché essa è, ed è sempre stata, tutto; e appunto questo fatto, che sia pietra, che ora mi appaia come pietra, proprio questo fa si che io la ami, e veda un senso e un valore in ognuna delle sue venature e cavità, nel giallo, nel grigio, nella durezza, nel suono che emette quando la colpisco, nell’aridità o nell’umidità della sua superficie.

Hesse, Siddhartha

 

Oggi, amico lettore, un libro famosissimo, un evergreen, un libro che praticamente tutti conoscono, o di cui si è sentito parlare. Forse penserai che è talmente famoso che non ci sia più nulla da dire, nulla da aggiungere. Ma, come sai, ogni libro ha un anima che parla al lettore nel momento preciso in cui l’anima del lettore è disposta ad ascoltare. E questo libro non fa eccezione.

Ti voglio raccontare una storia.

Un’amica, poco più grande di me, molti anni fa leggeva Siddhartha, ne parlava estasiata e mi ripeteva “è il mio vangelo”. Io sono, ed ero, curiosa come una scimmia e di fronte ad una simile affermazione ero corsa a leggerlo. Ma a me, allora, non era poi piaciuto così tanto e non avevo capito un granché. Negli anni ho avuto modo di leggere diversi libri di Hesse ed alcuni, ad esempio Narciso e Boccadoro, li ho davvero amati. Qualche volta ho ripreso in mano Siddhartha che ha continuato, negli anni, a rimanere muto per me.

Di recente mi è tornato fra le mani e ho pensato fosse cosa buona dargli ancora una possibilità. E così la sera, vicino alla stufa, ho iniziato a leggerlo, lentamente, una pagina alla volta, senza saltare neppure una parola. Nonostante sia un piccolo libro ho impiegato un mese nella lettura, pagina per pagina, riga per riga, parola per parola, una sorta di meditazione guidata.

E il libro, come per magia, ha parlato.

Ed ho così potuto gustare la bellezza di questo piccolo romanzo che al suo interno contiene perle di saggezza. Come sempre ne ho scelta una, quella che più parla al mio cuore, ora, in questo istante, in questa particolare fase della mia vita: accettare le cose come sono, senza interpretazioni, senza giudizio, senza pre-giudizi. Essere fiume, dove tutto scorre, dove non c’è il giusto o lo sbagliato perché ogni cosa è esattamente come deve essere, e contiene in sé tutto. Non c’è separatezza. “questa pietra è pietra, ed è anche animale, è anche dio, è anche Buddha, io l’amo e la onoro non perché un giorno o l’altro potrebbe diventare questo o quello, ma perché essa è, ed è sempre stata, tutto”.

La mia educazione, ed il mio percorso di vita, ha seguito una strada diversa: una pietra è solo una pietra, un oggetto senza valore ma che può migliorare con lavoro ed impegno. Ho attraversato la vita nella convinzione di non essere mai abbastanza che dovessi continuamente fare qualcosa per migliorarmi, per sapere di più, per fare di più, per essere più bella, più magra, più intelligente, più simpatica, più… E per quanto facessi, ai miei occhi, non ero ancora mai abbastanza.

Mi fermo… accettare le cose così come sono, ora.

Mi inchino e onoro la natura sacra delle cose che mi circondano, delle persone che abitano la mia vita, tutte, anche quelle che mi sono difficili, mi inchino e onoro la mia natura sacra –la più difficile da onorare-, perché “nel peccatore è, già ora, oggi stesso, il futuro Buddha, il suo avvenire è già tutto presente, tu devi venerare in lui, in te, in ognuno il Buddha potenziale, il Buddha in divenire, il Buddha nascosto”.

Non devo fare nulla. Non devo correre, non devo migliorarmi.

Ora posso riposare.

“Il mondo (…) non è imperfetto, o impegnato in una lunga via verso la perfezione: no, è perfetto in ogni istante, ogni peccato porta già in se la grazia, tutti i bambini portano già in sé la vecchiaia, tutti i lattanti la morte, tutti i morenti la vita eterna.”

Ringrazio questo piccolo e meraviglioso libro, ringrazio le mie sorelle nel cammino della vita, ringrazio i maestri che la vita mi ha donato.

Ringrazio te, amico lettore, che leggi queste povere righe.

Buona vita.

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