Il dono del silenzio | Thich Nhat Hanh

Al cuore del libro

“Quando sei riuscito a calmare tutto il rumore dentro di te, quando sei riuscito a instaurare in te il silenzio, un silenzio tonante, cominci a udire il più profondo tipo di richiamo proveniente da dentro di te. Il tuo cuore ti sta chiamando. Il tuo cuore sta cercando di dirti qualcosa ma non sei ancora riuscito a sentirlo perché la tua mente è piena di rumore. Sei stato perennemente distratto, giorno e notte. Sei stato pieno di pensieri, soprattutto pensieri negativi. (…)

Cosa vogliamo fare della nostra vita? Questo è il punto.”

 

Lo ammetto. La mia vita è molto rumorosa. Tante persone, contatti, relazioni. E poi Tv, social, telefono. E ancora libri, letture. E su tutto la mia mente che chiacchiera, urla, bisbiglia, brontola, declama discorsi, pensieri, teorie, storie. Uhh, quante storie… se la mia mente fosse collegata direttamente ad un qualche marchingegno per tradurre le storie mentali in testi scritti, sarei invasa da tonnellate e tonnellate di libroni. Mentre scrivo, ora, sorrido, perché in quell’ammasso di libri, forse, non si troverebbe nulla di importante, ma solo rumore, appunto.

Ed ora, che fra le mani tengo un libro sul silenzio, ed io sono a scrivere in una casa silenziosa e, stranamente, anche la mente tace, faccio fatica a trovare delle parole… in effetti, silenzio e parola sono una contraddizione in termini.

Come le mattine in cui, ancora prima di aprire gli occhi, la tua mente è già al lavoro, con i programmi della giornata, i timori, le paure, le angosce, le aspettative, i sogni… e lì, in quell’istante, vorresti un interruttore per spegnere tutto e non sentire proprio nulla. Ma a fatica ti alzi, fuori una fredda giornata invernale, il cielo sereno. Ricordi di avere programmato una camminata in montagna, non ne hai tanta voglia, ma ti prepari e parti.

Quando inizi a camminare, ancora, la tua mente accesa, borbotta che fa freddo e che non c’è alcun bisogno di fare tanta fatica, pensi a quello che dovresti fare invece di essere lì, in solitaria, su un sentiero in salita, a perdere tempo. Mentre cammini con fatica pensi a coloro che praticano la meditazione camminata e, con dispetto, pensi che tu non sei nemmeno in modalità meditazione.

Brontoli, ancora.

Ma il silenzio che ti avvolge, alla fine, ti acquieta e tu, lentamente, inizi a smorzare il volume. Senti la fatica, senti il tuo respiro e, finalmente, senti i tuoi passi regolari fra le pietre. Ti guardi intorno… la bellezza ti commuove, senti di essere parte del tutto, il tuo respiro ali di uccello che spiccano il volo.

Il silenzio, ora, è fuori e dentro di te.

Cammini. Ora senti solo i tuoi passi, il tuo affondare regolare nella neve, un passo dopo l’altro. Non pensi a nulla ma assapori ogni istante, senti la sacralità dell’universo. E quando ti fermi, e cerchi un riparo dall’aria fra le rocce, e ti scaldi le mani con la tazza del thè bollente, ecco, allora il silenzio è perfetto e profondo, un “silenzio tonante”.

Ed ora, mentre scrivo, a fatica, una parola dopo l’altra, sento che quel silenzio tonante mi accompagna, ora, in questo istante.

Abitare il silenzio, essere silenzio, è una pratica tanto importante quanto difficile e complicata. Non penso sia solo un problema del –tanto- rumore che ci circonda, quanto il mio –scarso- impegno nel frequentare il silenzio. Mi lamento del rumore ma lo abito con più facilità del silenzio: il rumore mi permette di essere costantemente “altrove”, il silenzio mi radica nell’ora. E non è facile.

“In realtà ciò che potrebbe servirti è meno –meno rumore che ti arriva sia dall’interno che dall’esterno- così che tu abbia lo spazio necessario perché il più autentico intento del tuo cuore germogli e fiorisca.”

Ora, nella via della meditazione mi sento una principiante pasticciona e non so darti consigli o suggerimenti. Posso dirti, sinceramente, che mi impegno ad avere cura dell’intenzione –che oggi è la mia pratica- di frequentare il silenzio, di provare e riprovare, e di custodire come un tesoro gli istanti in cui riuscirò ad abitarlo.

Se poi, anche tu, vuoi provare a praticare il silenzio, ti suggerisco questo piccolo libro di Thich Nhat Hanh, un grandissimo maestro al quale mi inchino con profondo rispetto, che non credo abbia bisogno di presentazioni. Mi permetto di aggiungere che ogni suo libro è una perla di rara profondità e saggezza che, con calma, ti consiglio di leggere.

Nel libro non troverai teorie o trattati ma semplici indicazioni su come anche tu ed io possiamo avvicinarci alla pratica della cura del silenzio perché il silenzio possa diventare la nostra essenza più profonda, come l’abbraccio di una coperta calda in una sera d’inverno, un raggio di sole in una giornata buia…

“La tua prima priorità dovrebbe essere quella di trovare il tuo quieto spazio interiore così da poter apprendere più cose su te stesso.”

E allora, buona lettura praticata.

Thich Nhat Hanh, Il dono del silenzio

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