“Se ti è facile meditare sul cielo,

le nuvole sono il gioco del cielo,

quindi lascia che le nuvole riposino nel grembo del cielo.

Se ti è facile meditare sul sole e sulla luna,

i pianeti sono il gioco del sole e della luna,

quindi lascia che i pianeti riposino nel sole e nella luna.

Se ti è facile meditare sulla montagna,

l’erba e gli alberi sono il gioco della montagna,

quindi lascia che l’erba e gli alberi riposino nella montagna stessa.

Se ti è facile meditare sull’oceano,

le onde sono il gioco dell’oceano,

quindi lascia che le onde riposino nell’oceano.

Se ti è facile meditare sulla mente,

i pensieri sono l’espressione della tua mente,

quindi lascia che i pensieri riposino nella tua mente.”

 

È sera, finalmente sera.

Sulle spalle una lunga giornata. Hai fatto un milione di cose, hai corso da una parte e dall’altra, ti sei affannato, hai affrontato problemi, hai cercato soluzioni. Hai parlato, ascoltato, parole, rumori…

Ora sei stanco, ti fanno anche male i piedi e pensi con desiderio al momento in cui entrerai in casa e potrai togliere le scarpe. La tua mente è un turbinio, mille pensieri si accavallano, pensi alla giornata, a ciò che hai fatto, magari ti assalgono sensi di colpa per qualcosa che avresti potuto fare diversamente, pensi a ciò che non hai fatto, alle cose che dovrai ancora fare, alla spesa, alle faccende di casa, non ricordi se la mattina hai caricato la lavatrice, e poi inizi a pianificare il giorno successivo mentre ti arrabbi con la macchina che ti ha appena tagliato la strada…

Sei stanco, pensi che hai troppi pensieri, e pensi, pensi…

Allora decidi che, appena potrai, cercherai di fermarti e di meditare. Pianifichi, pensi che puoi infilare un po’ di tempo per meditare fra il riordino della cucina e l’andare a dormire. No, forse è meglio la mattina appena alzato, prima di andare a lavorare. No, no… meglio nella pausa pranzo.

E fra una cosa e l’altra, nella tua corsa quotidiana, in effetti, un po’ di tempo lo trovi. Ti fermi e ti dici, bene, adesso è ora di meditare.

O almeno ci provi. Perché magari non riesci a trovare una posizione comoda, hai troppo freddo o troppo caldo, perché ti fa male tutto, perché la mente continua la sua corsa. Ricordi di avere imparato che per tenere a bada il pensiero puoi contare i respiri, e lo fai, ma quando arrivi a quattro tu sei già lì che rincorri nuovamente un pensiero. Ritorni al respiro, ricominci a contare… più che un momento di quiete sembra una battaglia, stormi di pensieri si accavallano ancora ed ancora.

“Non pratichiamo la meditazione come qualcosa a sé, ma la meditazione pratica noi. Diventa parte di noi, in modo pieno e completo, e noi diventiamo parte del tutto”. Uhh!? Mi fermo. È un grande dono capire che non esiste il tempo per la meditazione ma che ogni momento può diventare pratica. Forse potrei iniziare ad affannarmi di meno, penso, provare ad accogliere il momento presente in silenzio, forse la meditazione non può essere un impegno da calendarizzare in agenda. Così leggo: “la realizzazione fondamentale della mente, che è l’insegnamento assoluto (…)  [è] la consapevolezza dell’attimo presente”.

Il canto di Milarepa è un invito alla semplicità: stai nel momento presente, stai con ciò che ti è facile, che ti è vicino, che ti piace (“Se ti è facile meditare sul cielo”),  e poi “lascia”, permetti che accada, puoi abbandonarti, non devi combattere con nulla; ed infine la terza meravigliosa parola chiave, lascia che “riposino”. Nessuna battaglia, nessuna tecnica, accogli con calma quello che accade. E mentre scrivo mi sento respirare profondamente.

E ancora, “Milarepa disse che in meditazione bisogna riposare la propria mente o lasciare andare. Dovreste essere come un oceano senza onde, chiari come una lampada, disinteressati come un cadavere, immobili come una montagna. (…) L’idea di meditazione è che non bisogna cercare deliberatamente di meditare: il modo corretto di meditare è imparare ad accettare l’esistenza dello stato meditativo che è già presente. (…) L’esperienza della meditazione è come il sole che disperde l’oscurità.”

Un libro grandioso, che tengo in mano e nel cuore ormai da molti mesi, ed ogni volta che lo apro per leggerne qualche riga, mi stupisco a pensare come quelle righe siano proprio state scritte per me, perfette nel mio momento presente.

Un libro grandioso, dicevo, su un uomo grandioso, Milarepa, scritto da un grande maestro, Chögyam Trungpa, da leggere poco per volta, una pagina, una frase al giorno per trovare quella parola, quell’insegnamento che risuona al proprio cuore. La meraviglia di cercare fra le pagine le gemme preziose, come quando la notte vedi un piccolo lumino nel buio e senti che non sei solo.

Chögyam Trungpa, Milarepa, Ubaldini Editore

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