“Per cambiare modo di vedere le cose, bisogna innamorarsi.  Allora la stessa cosa appare del tutto diversa.  Al pari dell’amore il cambio di prospettiva può avere un effetto di riscatto, di redenzione, non nel senso religioso di salvare l’anima dal paradiso, ma in senso più pragmatico. (…) I fastidiosi sintomi quotidiani possono godere di una rivalutazione, è possibile reclamarne l’utilità.”

 

Dunque. Vorrei dirti un sacco di cose, ma non so bene come iniziare. Perché l’argomento, innamorarsi, amore, è un argomento difficile, e che, in fondo, mi imbarazza. Hai presente le scatole di cioccolatini a forma di cuore? Uff…

Però.

Però, forse, potrei iniziare a raccontarti di quanto amo le giornate di sole e di vento, in primavera, quando ancora non fa caldo. Ed in quelle giornate stendere le lenzuola all’aria e rimetterle nel letto così, asciutte, croccanti, e la sera entrando nel letto sentire l’odore di sole e di aria e sentire, nitida, la voce di mia nonna che mi chiama per aiutarla a piegare le lenzuola stese al sole ed io, bambina, correre da lei. E così, mentre penso a lei, mi commuovo. E se penso all’amore penso a lei, e se penso all’innamorarsi continuo a pensare a lei. A lei che amava le piccole cose, che faceva i lavori di casa al mattino presto in sottoveste di pizzo, a lei che si innamorava di ogni singola piccola cosa di cui era costituita la sua vita, che contemplava rapita ogni giorno il miracolo dei suoi fiori in giardino, a lei che guardava ogni cosa con gli occhi del cuore. Ed io sentivo su di me il suo sguardo amorevole, una carezza per l’anima.

E così, mentre ti racconto di lenzuola asciugate al sole, mi chiedo cosa sia l’amore. Ma non dovremmo parlare di amore romantico, dell’amore fra due persone che, improvvisamente, da sconosciuti diventano l’un l’altro indispensabili? Perché se l’amore, quello vero, è solo quello che si prova quando ci si innamora di qualcuno di speciale, è troppo poco: capita raramente ed ha durata limitata.

Ma.

Ma il fuoco scalda anche quando ne rimangono braci fra la cenere. E allora abbandono l’illusione che solo una fiammata improvvisa possa riscaldarmi e mi fermo: forse posso fermarmi un attimo e chiedermi cosa significhi per me, ogni giorno, ogni attimo, vivere la mia vita nell’amore. È possibile custodire l’amore? È possibile innamorarsi ogni giorno?

Ma quale amore?

Spesso mi chiedo cosa sia l’amore e non mi so dare alcuna risposta.

“La verità, vi prego, sull’amore”. Quale verità?

Esiste un solo amore? Una sola sorgente, una sola luce che per strade misteriose raggiunge destinazioni diverse? Un piccolo ruscello o un fiume impetuoso? Si ama una persona sola per tutta la vita? Esiste una scala di intensità: l’amore per i figli è maggiore a tutti gli altri? Un solo cuore può contenere tutto l’amore di una vita?

Perché l’amore non può essere semplice, limpido, ma si impiglia nel possesso, nella paura?

Ho letto che esiste una statuetta tolteca che rappresenta una persona che tiene fra le braccia un cuore, ed il cuore è molto più grande della persona che lo contiene. È una grande responsabilità avere fra le braccia un cuore così grande ma forse rappresenta bene le cose, il mio cuore, l’amore è molto più grande del mio piccolo “io”.

Eppure tu sai che hai bisogno di vivere nell’amore, di essere costantemente innamorato se vuoi dare un senso alla tua vita, se vuoi, realmente, essere vivo.

Vorrei davvero darti delle istruzioni per l’uso, una sorta di decalogo di come si ama, come alimentare l’amore che è in te e come coltivarlo, come espanderlo, come accrescerlo… In realtà posso solo suggerirti, sottovoce, di non averne paura e di coltivare il silenzio per poterne sentire la voce, di ridurre le cose che riempiono le tue giornate per potergli lasciare spazio, di avere cura di te.

E sempre sottovoce e con molto rispetto ti suggerisco di leggere il libro da cui è tratta questa citazione. Non è un libro facilissimo e ne dovrai affrontare la lettura con molta pazienza ma ogni pagina sarà per te una piccola miniera d’oro. “Questo libro ha per argomento la vocazione, il destino, il carattere, l’immagine innata: le cose che, insieme, sostanziano la teoria della ghianda, l’idea, cioè, che ciascuna persona sia portatrice di un’unicità che chiede di essere vissuta e che è già presente prima di essere vissuta”

E ancora “Considerando la nostra persona come un esempio di vocazione, il nostro destino come manifestazione di un daimon, guardando la nostra vita con la sensibilità immaginativa con la quale leggeremmo un romanzo, forse placheremo l’ansia, la febbre, l’assillo di risalire a tutti i costi alle cause”.

Un libro da meditazione con una profonda vocazione trasformativa. Fidati.

Hillman, Il codice dell’anima

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