“Ho cominciato a mostrare discretamente la vulnerabilità che caratterizza noi umani e che io mi sono tanto sforzato di nascondere al mondo (…) Parlare della propria vulnerabilità, renderla manifesta, è l’unico mezzo per consentire agli altri di conoscerci davvero e, di conseguenza, poterci amare”.

Amico mio, anche oggi ti chiedo di fermarti qualche minuto con me: mettiti comodo, meglio se tieni vicino a te una tazza di tisana calda ed una coperta morbida. Abbiamo così tanto bisogno di tenerezza!

Ora che ti sei costruito il tuo luogo di quiete, prova a pensare per un istante ad una qualche fatica della tua vita, una piccola cosa. Alle volte che vorresti stare a casa al calduccio ed invece ti tocca correre a fare la spesa, alle volte che vorresti fare niente ed invece la tua giornata è colma di appuntamenti, alle volte –per me tante- in cui qualcuno ti chiede aiuti e favori ed anche se tu sei stanco non sai dire di no, alle volte che stai male ma indossi la tua faccia migliore ed affronti il tuo mondo, alle volte che sei stanco ma non lo ammetti neppure con te stesso e corri, corri fra i tuoi mille impegni…

Pensa alle volte che ti è stato detto non piangere, devi essere forte, ce la devi fare, non essere fragile. Pensa a tutte le volte che ti è stato detto, dai, non ti lamentare, sii un guerriero, sii forte, non fare vedere a nessuno le tue debolezze.

Perché è così. Perché ti è stato insegnato ad essere sempre al massimo, che devi essere il migliore, senza debolezze o cedimenti. La fragilità è per i deboli, le lacrime una roba vergognosa da nascondere, da donnette isteriche, che il mondo è dei forti, che devi combattere, sempre, che devi indossare la corazza…

Indossare la corazza, rimugino fra me e me.

Poi penso alle corazze medievali, quelle esposte nei musei, splendide, lucide, di ferro temprato. Erano pensate e costruite per proteggere i cavalieri ma pesavano così tanto che una volta indossata il guerriero doveva essere aiutato dai suoi scudieri a fare ogni movimento. Se cadeva a terra in battaglia non poteva rialzarsi da solo e la sua fine certa.

È strano. Uno pensa a costruirsi una corazza per proteggersi e poi scopre che la corazza è pesante, faticosa da portare e, a ben guardare, inutile.

Forse è ora di cambiare strategia, smontare pezzo per pezzo l’armatura, spogliarsi, ed abbandonare il campo di battaglia.

Mi arrendo, semplicemente. “Comprendo meglio che il mondo non dipende da me, e che le cose sono come sono indipendentemente dal mio intervento”

Mi concedo il privilegio di essere fragile e di piangere tutte le lacrime che saranno necessarie. Posso rallentare la mia corsa. Posso essere stanco e riposarmi. Posso godere delle giornate luminose e stare nel buio le volte che sono nel dolore. Posso chiedere aiuto e posso permettere a chi mi sta intorno di avere cura di me. Posso accettare un abbraccio, posso accettare un complimento senza schernirmi. Posso essere quello che sono e fare quello che posso.

Posso non fare niente “La vita vera sta dietro ciò che noi chiamiamo vita. Non viaggiare, non leggere, non parlare…: tutto questo è quasi sempre meglio del suo contrario per la scoperta della luce e della pace”.

Il libro di oggi è un piccolo libro, una manciata di pagine in cui si narra in modo semplice l’esperienza personale dell’autore rispetto alla meditazione. L’incipit è semplicemente  “Ho cominciato a sedermi a meditare in silenzio e quiete a mio rischio e pericolo, senza che nessuno mi desse delle nozioni di base o mi accompagnasse nel processo. La semplicità del metodo –sedersi, respirare, zittire i pensieri…- e, soprattutto, la semplicità del suo proposito –riconciliare l’uomo con quello che è- mi hanno sedotto fin dall’inizio”.

Nello scorrere delle pagine ti capiterà di pensare che questo libro sia stato scritto per te, potrai trovare i tuoi pensieri, le tue riflessioni, le tue difficoltà. Ti capiterà di pensare –a me è successo- che questo libro non è stato scritto per te ma lo hai scritto tu stesso, è il tuo diario.

Scoprirai come “La strada della meditazione è (…) quella del distacco, della rottura degli schemi mentali o pregiudizi: è un progressivo spogliarsi fino ad assodare che si sta molto meglio nudi” perché “Vivere è trasformarsi in quello che si è. (…) Quando non ha né sei più nulla, sei finalmente in libertà. Sei nel vero e proprio territorio interiore: non solo sei nella tua patria, sei la tua patria”

Buona meditazione, allora, amico mio.

Pablo D’Ors, Biografia del silenzio

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